Da Giugno 2019, dopo una gestazione durata ben più dei classici nove mesi , è nata una nuova attività presso la Foresta di Canyon Park interamente dedicata a loro: i bambini.
La Kids Forest infatti è rivolta ai bambini della fascia di età sei-dieci anni , ovvero quel periodo nel quale la curiosità , il desiderio del nuovo e sopratutto un rapporto speciale con la Natura ancora non sono stati diluiti e annebbiati dal vivere quotidiano.

L’obiettivo è duplice. Il primo e più importante, creare dei percorsi sensoriali ed esperienziali in un contesto magico: il bosco. Tutto è basato sui quattro elementi e la loro riscoperta, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra utilizzando esclusivamente installazioni naturali che suscitino la curiosità e il risveglio dei sensi. Due ore sotto la supervisione di educatrici che stimoleranno i bambini in un contesto di gioco e di scoperta.
Il secondo obiettivo è quello di permettere a famiglie con bambini di poter partecipare alle diverse attività di Canyon Park (OUTdoor e INmind) senza lo stress di doversi alternare o perfino rinunciare ad alcune attività, lasciando i piccoli in un ambiente creato specificamente per loro.

C’è un MA!
Alla Kids Forest c’è però un un’insidia che gli organizzatori non prendono sotto gamba. Non sono gli insetti, non sono gli animali del bosco ma una specie che appartiene alla larga famiglia dei mammiferi superiori: I GENITORI.

La Kids Forest vuole infatti essere un luogo di aggregazione e di libertà. Vedere mamme che rincorrono i propri figli con una crema protettiva 50 (dentro un bosco il rischio di insolazione ha le stesse probabilità di un JackPot in un bar) o assistere a genitori che li seguono come guardie del corpo senza auricolare può annullare lo spirito di apertura e condivisione. Gli sguardi si abbassano e il gioco finisce. Per questo motivo i genitori sono spesso incentivati a non presenziare le attività e a scatenare le proprie proiezioni e insicurezze sui platani della foresta un pò più in là.
Alla Kids Forest si accede dalla spiaggia di Canyon Park con un sentiero ben segnato, si attraversano due passerelle di legno con ruscelli gorgheggianti sempre costeggiando lo splendido torrente Lima.

I percorsi e le esperienze sono stati studiati e realizzati dopo ricerche intraprese su migliori casi di successo in Nord Europa , aggiungendo il tocco magico di esperti del bosco e pedagogia. Tutte le installazioni sono rigorosamente naturali in linea con l’approccio a impatto zero che caratterizza le attività della Foresta di Canyon Park e di tutto il parco in genere.


Speriamo solo che i platani non vengano ricoperti di crema solare protezione 50. Sarebbe davvero imbarazzante!
Per informazioni e prenotazioni:
info@kidsforest.it – 393 8566305
Tre parole che possono non voler dire niente ai più. Ma che proiettano i climbers in una nuova dimensione: l’acqua. Il fascino di questa disciplina infatti deriva dall’introduzione di un elemento estraneo all’arrampicata in tutte le sue forme. E a Canyon Park l’aqua è la protagonista assoluta.

Il 23 Giugno si è svolta la prima competizione in torrente in Italia in collaborazione tra Canyon Park e Versante Apuano, una collaborazione che promette molto per gli anni a venire nel mondo dell’arrampicata sportiva. Il primo evento, vissuto come vero e proprio test per un percorso con grandi ambizioni, svolto presso le suggestive Strette di Cocciglia, a Bagni di Lucca. Un canyon con rocce di calcare massiccio a strapiombo su un tratto di fiume alimentato da sorgenti subacquee decisamente fuori dal comune. Il luogo è stato scelto dalla RedBull come location per i tuffi in altezza di campioni come Alex De Rose ed è la casa di svariate attrazioni del mondo outdoor : immersioni, stand up paddleboard, aquatrekking e ovviamente la più famosa, il percorso aereo di Canyon Park.

Gli atleti sono giunti da tutta Italia, andando oltre le aspettative iniziali di una gara regionale con circa ottanta iscritti nella categoria Uomini e Donne. I blocchi, 16 vie in totale tra qualificazioni e finali, sono stati faticosamente tracciati da una squadra di rocciatori di Versante Apuano sotto la direzione di Andrea Gelfi e Raffaele Giannetti. I gradi spaziano da 6A a 7c+ suddivisi in differenti sezioni con top che arrivavano a un’altezza superiore ai 10 metri!
Sono stati predisposti gommoni, tavole sup , subacquei e la presenza dei soccorsi speciali della Croce Rossa Italiana con mezzi ad hoc. Sicuramente per la prossima edizione, vista la massiccia presenza di atleti, sarà potenziata la presenza di mezzi in acqua e la realizzazione di blocchi per il warm up.

La temperatura dell’acqua, costante a 12C sicuramente costituiva l’elemento tonificante degli atleti che spesso si cimentavano in tuffi all’altezza della scalata.

Risultati della 1a edizione di Psicobloc a Canyon Park 2019
Classifica maschile
Classifica femminile
Per lo Psicobloc a Canyon Park sono state coinvolte le seguenti palestre di arrampicata, a dimostrazione che il mondo del climbing si è mosso all’unisono per realizzare un evento di successo:
The Wall – Boulder Industry Santo Stefano Magra
Air Climbing Viareggio
Apuano Appeso Castelnuovo Garfagnana
ClimbO Pisa
Sottosopra Climbing House Pisa
Modigliani Climbing Center Livorno
Arrampicata LEGNO ROSSO Pistoia Pistoia
ROCK TIME Center Pistoia
Crazy Center Prato
AREA51 Climbing Center Firenze

I blocchi saranno a disposizione dei climbers che vorranno cimentarsi in proprio presso le Strette di Cocciglia. L’arrampicata sarà LIBERA … MA… chiunque voglia cimentarsi è pregato di recarsi alla base del parco per avere istruzioni, indicazioni tecniche e soprattutto essere informati su come muoversi in base all’affluenza del giorno. Le vie sono state realizzate con fatica e passione per tutti, il rispetto di fondamentali regole di sicurezza e ospitalità e richiesto per permettere a tutti di operare in totale sicurezza. Saranno disponibili schede con gradi di difficoltà e ubicazione dei vari blocchi.

Un grazie particolare agli sponsor e istituzioni che hanno reso possibile l’evento: KONG, E9, Versante Sud, Sesto Grado, Climbing Radio , AICS CONI, Ember Holds.

Alla prossima edizione!!!!!!
L’Acqua ha una grande valenza esoterica: è la sorgente della vita, la matrice che sotto forma di liquido amniotico e delle acque primordiali preserva e da inizio alla vita.
Nelle antiche cosmogonie, l’Acqua, componente primordiale è un principio vitale inteso come mezzo della rigenerazione. Nella forma di pioggia rende fertile e feconda la terra: la goccia, infinitamente piccola, contiene l’infinitamente grande, come il seme contiene tutte le informazioni per dar seguito allo sviluppo della vita.

L’Acqua è un elemento sottile, infatti sotto forma di vapore sale verso il cielo e si impregna delle energie astrali. Successivamente torna sotto forma di pioggia sulla Terra, fecondandola con le energie catturate nella dimensione sottile.

La Terra trae giovamento, dalle informazioni ricevute dall’Acqua, per la sua continua evoluzione. Ne sappiamo qualcosa noi di Canyon Park….
Le acque cristalline del fiume Lima, sono la linfa ed il teatro delle nostre attività. Ci ipnotizzano ogni giorno, con i loro colori cangianti, con le loro trasparenze che penetrano la nostra anima, facendoci realizzare quanto la Natura abbia il potere di rigenerarci e d’ incantarci.

Per celebrare questo potere trasformativo , il 13 e 14 luglio abbiamo l’immenso piacere di ospitare Charlotte Lazzari, che ci porterà ad esplorare una pratica, che nasce proprio dall’osservazione del moto delle onde dell’oceano: l’Odaka Yoga.
Odaka Yoga è uno stile innovativo, dove nel fondere il Bushido (la via del guerriero), lo zen e lo yoga, sono espressi fisicamente ed emozionalmente i principi di trasformazione, adattabilità e forza interiore.
I ritmi naturali del moto ondoso vengono riprodotti dal corpo durante la pratica, così da fargli acquisire la cedevolezza dell’acqua.
Biomeccanica e movimento fluido del Guerriero Odaka, aiutano a vivere centrati nel bel mezzo del caos.


Charlotte Lazzari
Lavora come ballerina professionista per diverse compagnie italiane ed estere. Oggi è insegnante di OdakaYoga e OdakaYoga prenatal e prima assistente italiana dei corsi di formazione OdakaYoga tenuti dai fondatori Francesca Cassia e Roberto Milletti.
13 e 14 Luglio – Yoga Forest Canyon Park
Masterclass di Odaka Yoga con Charlotte Lazzeri
Per info e prenotazioni: yoga@canyonpark.it – 393 8566305
In verità speravamo in una partenza “con il botto”, ma in senso metaforico. Un botto di un tappo di Prosecco che esulta, prime pagine strillanti dei giornali o, nei dormiveglia più osé di un sabato mattina l’apparizione improvvisa di una folla osannante. Insomma, quello che ogni attività sogna il giorno della propria inaugurazione: un VIA sopra le righe.
Invece prima ancora del taglio del nastro, abbiamo assistito a un botto di quelli che lascia la mascella penzoloni sul dorso delle scarpe. Abbiamo infatti pensato di chiudere la baracca prima ancora di iniziare.
Roba da Guinness dei Primati.
31 luglio 2015, tutto era pronto. Tre sindaci della vallata, un Consigliere Regionale, due giornali nazionali, una TV, fotografi in tenuta da combattimento e una schiera di autorità – con e senza portafoglio- pronti a tagliare il nastro di Canyon Park, un delirio di alcuni visionari diventato – tutt’ora senza spiegazione- realtà.
Il caso ha voluto infatti che un curioso di passaggio, decisamente sovrappeso e con evidenti problemi di deambulazione, volesse andare a fare l’incursore sul sentiero comunale di accesso al percorso, barcollare, perdere l’equilibrio e fratturarsi il malleolo PRIMA dell’inaugurazione. Il malcapitato è rotolato come una palla di neve sopra i pungitopo, pover’omo, fino allo stop decretato da un tronco d’acacia molto previdente.
La sirena dell’ambulanza ha riecheggiato nella valle. Con l’assessore alla Protezione Civile che steccava il malcapitato e, soprattutto, la sfilata in pompa magna della barella trainata faticosamente da ben quattro persone sull’antico Ponte Nero in mezzo a TV, autorità e giornali.
I flash si sprecavano.
Sembra anche che il novello avventuriero abbia chiesto, in mezzo al fogliame: <<Siete assicurati???>> con nonchalance, come se bevesse un chinotto al bar.
Se volevamo le prime pagine dei giornali gli elementi iniziavano a esserci tutti.
Ma con lo svanire della sirena in lontananza lo stesso regista occulto della “partenza con il botto”, inspiegabilmente, ha ripreso in mano il copione giusto e dato vita allo spettacolo.
Qualcuno ha detto che il principale artefice del nostro destino siamo noi stessi. Vero.
Ma noi crediamo che questa sia una versione minimalista, uno slogan new age per darci fiducia nei venerdì neri quando il nostro personalissimo titolo cola a picco. Le cose vanno oltre noi, la ricetta include NOI … ma anche chi ti è vicino, gli amici, la famiglia, la nostra storia e –soprattutto- una innegabile dose di culo.
Sintetizzando Canyon Park è nato grazie a noi, famiglie, amici, professionalità e tanto, tanto culo.
Da quel momento abbiamo visto cose che voi umani … E’ passato di tutto a Canyon Park, vediamo alcuni casi tipici.

Gli svampiti. Sono quelli che capitano per caso sul sito e guardano le foto -solo quelle- senza capire di cosa si tratti. Inviano 73 (settantatré/00) mail e poi in un momento di coraggio chiamano. Una volta a una signora con voce titubante abbiamo descritto il percorso aereo del parco. Dopo alcuni secondi di silenzio dall’altra parte della linea è partito il colpo mortale: << … ma … l’aereo lo guidate voi veroooo???>>
Momento di silenzio, abbiamo dato uno sguardo inebetito al canyon, all’acqua sottostante, ai cavi per ritrovare l’equilibrio. E abbiamo optato per non deludere l’interlocutore <<tranquilla signora, pilotiamo tutto noi>>. La Guida di fianco si è buttata dal ponte dalle risate.
Gli Inglesi. Sembrano nati per questo tipo di attività. Arrivano con i sandali ,vestiti da Polo e pelle rigorosamente marmorea ma effettuano il percorso come delle guide provette. Una volta un gruppo di adolescenti ha messo a dura prova i calcoli strutturali del ponte nepalese con 6 ragazzi in crisi ormonale che facevano a gara –dondolando- a chi restava in piedi. Un Inglese su un percorso acrobatico è la prova vivente che Darwin aveva il passaporto britannico. Però, se sopravvive, un inglese non scrive una recensione TripAdvisor, no, scrive un libro a capitoli.
Le donne. Sono loro che nella maggior parte dei casi effettuano le prenotazioni. Il 70% delle interazioni sulla pagina Facebook è a opera di donne della fascia 21-45 anni. Sono loro le avventuriere, il sesso forte, quelle con la curiosità della scoperta. Spesso trascinano il compagno svogliato in questa avventura con l’entusiasmo di un cane davanti alla vasca da bagno. Un addio al nubilato ha impiegato 4 ore e trenta a fare il percorso, un volo Roma-Dubai per intenderci (ovviamente pilotiamo sempre noi).
I Russi. Loro non sono visitatori, sono membri dei corpi di elite dell’Armata Rossa. Mai sotto i 130 kg (se uomini) mai struccate e démodé (se donne) affrontano il percorso aereo come se non ci fosse un domani. Un giorno si presenta il classico russo con badante, moglie e 6 figli. In totale un paio di tonnellate di umanità. Chiede il prezzo, decide lui il prezzo e allunga la mano in modo sbrigativo con i soldi come a un suk di Tangeri. Restiamo interdetti e lo prende come in si. Alla fine del percorso era talmente contento che dice testuale <<l’economia adesso non gira in Russia. Se era un anno fa ti avrei dato 1.500€.>>
Facendo i conti sono quasi 1€ al kg. “torni quando l’economia gira” abbiamo pensato
Il Gestore . Dopo soli due mesi di attività il gestore di Canyon Park ha iniziato a pensare di sottoporsi a un intervento di plastica facciale presso un noto chirurgo brasiliano. Infatti tutte le donne, senza esclusione alcuna, alla vista del gestore avevano una sola domanda “scusa, avete un bagno?. Per la propria autostima non è che sia il massimo.
I bambini . Sono l’essenza dell’essere umano allo stato puro. Non hanno paura, sono curiosi ed entusiasti. In pratica sono la rappresentazione plastica di quello che vorremmo essere noi adulti, persone dotate del più grande dei super-poteri: l’entusiasmo. Uno dei nostri tre figli, la gemella #2, ha già deciso che in futuro sarà chirurgo, veterinario o Guida Canyon Park (lasciamo a voi intendere il dilemma morale di genitore). Gli altri due fanno il percorso solo sotto ricatto (o dietro lauta ricompensa).
Lo staff OUTdoor. E’ come gestire un branco di leoni sotto cortisone dentro la gabbia di un circo. Sempre con lo sgabello in mano perché come ti giri zaaac ti fregano. Un’esuberanza con casco e i moschettoni, ne combinano una più del demonio, sempre imprevedibili e di buon umore macchinano costantemente qualcosa di perfido. Attualmente stanno girando un video con i fotografi di OutdoorPix andando al parco in orari impensabili con controfigure e attori. Pare che uno di loro sia stato 2 ore in acqua con delle zavorre per girare una scena. Non osiamo pensare al risultato…

La Mascotte. Homer non ha bisogno di presentazioni. A volte mettiamo un walkie talkie alla sua pettorina e lo sguinzagliamo in mezzo ai visitatori chiedendo per radio <<mi dai un panino??>> Non camminava più per il peso acquisito e abbiamo smesso.
Homer cerca ancora la radio.

Il più giovane aveva 8 anni. Non poteva entrare ma il padre (inglese ovvio) ha bluffato e lo ha ammesso su TripAdvisor in una recensione. Il ragazzino ha fatto il percorso due volte di seguito per la gioia (sua, non del padre). Il più anziano, 83 anni. Si chiama Romano ed è un super-eroe con i capelli bianchi. Attualmente pratica Canyoning ad altissimo livello e roller-blade. Sta già pensando all’attività per i prossimi anni per riempire i rari momenti di vuoto.
Una persona ha perfino chiesto a una Guida se poteva (la Guida, non lui) andare alla base a prendere delle pizzette. Un gruppo di cinesi ha preso un walkie talkie alla base e iniziato ad argomentare vivacemente in Mandarino (accento del Sichuan) con le Guide disperate perché pensavano fosse stato fumato qualcosa di strano alla base.
E … il resto lo raccontiamo più avanti. Se sopravviviamo a tutto questo ovviamente.
Ps. Per la plastica facciale abbiamo pensato di farci tatuare sulla fronte “in fondo a sinistra”. Magari risparmiamo tempo …
La Foresta di Canyon Park viene spesso chiamata Healing Forest, proprio perchè lo scopo di questo luogo è di accogliere le persone in modo che possano sperimentare pienamente i benefici che la Natura ci offre.
Essere all’interno di un bosco può essere per ognuno di noi un momento di libertà, di riconnessione con sé, di condivisione o di scoperta… Tanti elementi che partecipano fortemente al miglioramento della salute psicofisica.
In effetti, trascorrere tempo in Foresta migliora drasticamente la nostra salute; come dimostra il Forest Bathing, all’interno del bosco inizia una purificazione e un rinnovamento delle proprie forze vitali, una riduzione dell’ormone dello stress, con conseguente relax e impatti positivi sulla pressione sanguigna. Il corpo umano dunque tra gli alberi si rigenera e rinvigorisce.

Salute mentale e corporea sono strettamente intrecciate e l’importanza del movimento ed esercizio fisico nel mantenere uno stato di benessere completo.
Il movimento del corpo si può esprimere attraverso tanti mezzi; Nella “Healing Forest” di Canyon Park, lo Yoga rappresenta uno strumento fondamentale per entrare in contatto con le nostre parte fisiche, in interazione con il mentale. Ma esistono altri modi di stimolare l’energia corporea; la danza è sicuramente uno dei più potenti.
La Danza dei 5 ritmi® è una pratica di movimento ed un’arte basata sul principio secondo cui mettendo il corpo in movimento la psiche può guarirsi. È la madre di tutte le pratiche di Danza Consapevole che stanno fiorendo oggi in Italia e che sono affermate da anni all’estero.

La mappa dei 5 Ritmi (Fluire, Staccato, Caos, Lirico e Quiete) rappresentano degli stati d’animo. Sono tracce che ci possono condurre ovunque ci vogliamo avventurare. Rivolto all’interno o all’esterno, avanti o indietro, ci riconducono a un vero sé: istintivo e selvaggio.
Creati da Gabrielle Roth, questa è una pratica aperta a tutti: uomini e donne, qualunque sia la loro storia, che danzino tutti i giorni o che abbiano ballato solo nella loro fantasia. I ritmi vengono vissuti e danzati in maniera assolutamente personale in base all’ascolto del corpo.
La Foresta di Canyon Park è felicissima di ospitare eccezionalmente il 15 Giugno un workshop sui 5 ritmi® condotto da Alessia Lecioni.

Alessia scopre la danza nel 2012 e da allora si dedica ad essa, viaggiando, studiando e organizzando giornate con insegnanti di Livello internazionale. Conduce serate Sweat e classi di pratica con autenticità e passione. La danza è il suo strumento di ricerca, la sua casa e il suo viaggio.
Della sua disciplina, Alessia ama parlare in queste parole :
“La potenza della Danza risiede nella creazione di uno spazio sacro per chi fa della propria vita una ricerca continua, affascinante e liberatoria.”
Seguici qui per prenotazioni e più info sul workshop Dancing Forest il 15 Giugno presso la Foresta di Canyon Park.
Il 1 Giugno alla Yoga Forest si completa l’offerta di attività Canyon Park con il SUP Yoga ! Una pratica insolita che merita di essere riconosciuta per i suoi numerosi benefici. Cos’è esattamente il SUP Yoga ? Ed innanzitutto, bisogna avere esperienze per poter praticare ?

Assolutamente no, è adatto a tutti, ed è anche per quello che ci piace tanto ! Il SUP Yoga è una pratica sviluppata recentemente ma che combina due discipline ancestrali; il surf e lo yoga. Il SUP, acronimo di Stand Up Paddle, è una variante della tavola da surf e il suo concetto è di stare in piedi su una tavola spostandosi remando con una pagaia.
Praticato da innumerevoli generazioni dai popoli polinesiani, il surf è un incontro armonioso e profondo tra l’uomo e il mare dove il senso di equilibrio (e di auto-derisione) hanno tanto a che fare ! In effetti, cadere fa parte del processo e non bisogna averne paura.
Questo simbolo riguarda tutti noi, perché è quello di cercare costantemente equilibrio lungo la strada che ci siamo scelti. Ed è anche un concetto pilastro nell’universo dello Yoga.

Il termine Yoga e la sua definizione come li conosciamo sono frutti di una serie di trasformazioni culturali e mutazione del tempo. Ci è arrivato dall’antico cuore dell’India ed è stato classificato nel libro “Yogasutra” redatto da Patanjali (circa I secolo A.C e V secolo A.D). Questo volume rappresenta la concettualizzazione della filosofia yogica, tradotto più generalmente oggi attraverso la parole Yoga.

I benefici della pratica dello Yoga sono numerosi e ormai più che riconosciuti attraverso il mondo ed anche dal campo scientifico. Lo Yoga incrementa la capacità polmonare e rinforza il sistemo immunitario grazie all’importanza primordiale della respirazione nelle posizioni. Favorisce l’ossigenazione dei tessuti e partecipa fortemente alla disintossicazione dell’organismo che è sempre di più messo alla prova dai nostri stili di viti moderni.
Negli ultimi anni, la popolarità del SUP Yoga è cresciuta in maniera esponenziale, e capiamo perché; combina l’emozione del Paddle Board con i movimenti studiati e rilassanti dello Yoga.

La tavola da SUP dove pratichiamo Yoga è più larga e stabile rispetto ad una tavola da surf normale. In questo senso permette una grande comodità di movimento e trovare l’equilibrio si rivela molto più facile di quello che ci immaginiamo.
Inoltre, non si tratta di realizzare le posizioni più complesse ed avanzate. Lo scopo dello SUP Yoga è altro; è animato da un concetto che ci è molto caro a Canyon Park; vivere la natura intorno e dentro di noi come la più meravigliosa delle evasioni !
In un angolo riservato davanti alla Yoga Forest, 8 tavole sono attaccate insieme alla struttura centrale dove si trova l’insegnante, formando una margherita galleggiante sulle acque della Lima. L’acqua è l’elemento che porta via, ripulendo corpo ed anima. Questo ambito, accompagnato dai suoni delle foglie e i colori del fiume verde-blù, amplifica profondamente l’effetto stesso della pratica.

Per gli yogi sperimentati o per chi non abbia mai praticato in vita sua, SUP Yoga è un’esperienza eccezionale che permette di esplorare le nostre parte fisiche e mentali in modo alternativo. Seguici qui per prenotare una sessione SUP Yoga presso la Yoga Forest di Canyon Park !

Non parleremo di Guaidò. E nemmeno di Maduro.
Ma più semplicemente di quello che vi sta nel mezzo: il Venezuela, un paese la cui bellezza meriterebbe essere la notizia di apertura di qualsiasi notiziario, senza bandiere e ideologie sullo sfondo.
Niente è ordinario in Venezuela, un paese che vive di estremi. Le montagne superano i 5.000 metri, il mare ogni immaginazione e tutto il resto è centinaia di chilometri di foreste o pianure senza alcuna interruzione. Vi si trovano le cascate più alte del mondo e ogni tanto tribù che non hanno mai incontrato la “civiltà”. Parchi nazionali grandi come il Belgio e spiagge ai piedi di montagne che tolgono il respiro.
Grande circa tre volte l’Italia il Venezuela vede derivare molto probabilmente il suo nome da “piccola Venezia” in quanto Amerigo Vespucci nel 1498, quando vi arrivò, trovò una forte somiglianza tra le palafitte del golfo di Maracaibo e gli edifici ben più pomposi della Serenissima.
Poi ci sono i venezolani. Un popolo che mantiene tuttora le differenze etniche declinate a livello sociale con gli europei (italiani, spagnoli e tedeschi in primis) e gli immancabili e operosi cinesi che si sono aggiunti agli amerindi e meticci.
Ma quello che rende unico questo paese è la diversità, le dimensioni e la potenza che trasmette un paesaggio che riesce a mantenere –nonostante le miniere e i pozzi petroliferi- un’atmosfera da paese di frontiera. Dove la natura ancora domina, ed è bene ricordarlo.
Gli stati Amazonas e Bolivar i più grandi e sul versante sud al confine con il Brasile ospitano degli ecosistemi unici. Dalle foreste pluviali alle sperdute distese di savana punteggiate dai Tepui, le montagne piatte che hanno sviluppato habitat nella parte superiore completamente distinti da quanto si trova alla base. Sir Arthur C. Doyle ha ambientato “il Paradiso Perduto” sul più maestoso di questi: il Roraima. Per arrivare al vertice (2.810 m) è necessario farsi accompagnare da un guida Pemòn o non sarà mai possibile trovale l’unico varco per scendere alla base.
Soffermarsi sul bordo di questo dirupo, con una vista sull’infinito, può valere una vita intera.

La vista sulla savana toglie il fiato. Boschi fitti si intervallano con cumuli che scaricano la loro rabbia in distanza, uno qua e uno là con in mezzo il sole che arde. Le cascate sono impetuose, oppure talmente alte che non arrivano nemmeno a terra trasformandosi in un arcobaleno. I fiumi sono scuri, spesso minacciosi e la strada che attraversa il parco è solo una, la Troncal. Fuori da questa striscia d’asfalto cessa il dominio dell’uomo, fatta eccezione per i cercatori d’oro, spesso abusivi, che incontri in qualche bettola sperduta con l’aria di chi finalmente si sente al centro del mondo.


In Venezuela niente è ordinario. Merida, incastonata tra vette della cordigliera andina tutte più alte del Monte Bianco, si vanta di avere uno dei climi migliori al mondo: “19C di temperatura media annua” recitavano i cartelli con un certo vezzo. La sera paille, il giorno maglietta, cosa c’è di meglio? Gli assembramenti di pentecostali con un megafono che annuncia l’apocalisse danno colore a questa città, base di partenza per le escursioni in quota con una funivia (la più alta del mondo) a piedi o anche con i muli.

Ogni angolo del paese ha la sua fetta di originalità. Los llanos, distese di terra e acquitrini dove tutto, proprio tutto, è determinato dal ciclo delle piogge, una versione molto umida dei cowboy americani per intenderci. Il mare con le isole iconiche di Los Roques o il più grande parco nazionale marino in Sud America, Mochima, 95.000 ettari color cobalto. Anche la turistica e indaffarata Isla di Margarita riesce a regalare scorci che ti proiettano fuori da questo mondo e chissà quanti infiniti angoli non visitati meritano essere vissuti.


Ma tutto questo stride con la realtà di un paese piegato su sé stesso con un popolo allo stremo e che si trova al centro di un gioco più grande delle sue distese senza confini.
Il Venezuela è “altro” e, per un attimo, abbiamo voluto ricordarlo.



Non essendo visitabile il paese dal punto di vista turistico non includiamo link di viaggio. Speriamo di farlo e presto e magari di tornare su quel dirupo.

Una valle con una storia antica che si sviluppa idealmente dal Ponte del Diavolo (o della Maddalena dipende dall’umore) di Borgo a Mozzano fino all’Abetone. Ma anche un territorio antico che sta ritrovando una vocazione nel turismo “verde” e sportivo che sa apprezzare una natura rimasta selvaggia e genuina. Questa è la Val di Lima la valle dell’Outdoor , ma non solo.
Dimenticata dallo sviluppo industriale sfrenato e dall’edilizia senza pudore, la Val di Lima è riuscita infatti a mantenere un ambiente montano e rurale decisamente incontaminato. Solo l’industria delle figurine e degli accessori da mobilio hanno conferito una valenza commerciale poi caduta nell’oblio con la globalizzazione. Per il resto attività che comportano tanto sudore e sacrificio in un territorio che ha impostato per anni la sua economia su ciò che la natura dona come il castagno e il legname. Con un fiume che ha assunto il ruolo di collante tra genti e paesi: il Lima.

Ma negli ultimi anni è iniziato uno sviluppo fortemente improntato al turismo-avventura e all’eco-turismo , una tendenza in forte crescita a livello internazionale che ha trovato in questa valle il proprio eldorado. Sono ben più di 20 infatti le attività che si possono praticare in valle e in ogni stagione: dallo sci dell’Abetone e Doganaccia alle tantissime attività presenti nella zona centrale della Valle presso Bagni di Lucca. Rafting, Parapendio , Canyoning , E-Bike ma anche Quad, Off Road e ovviamente Canyon Park con le sua attività OUTdoor e Yoga. Presso l’Abetone e la Doganaccia sono presenti anche percorsi di Downhill e molto praticato è il kayak sul fiume Lima, un torrente spettacolare per la sua acqua cristallina e ricca di rapide.


Moltissime sono le escursioni naturalistiche presso Botri o i vari rifugi sparsi in valle, ma anche percorsi con rilevanza storica dalla Linea Gotica a Borgo a Mozzano ai Castagneti Monumentali della Valle dello Scesta. Tra i monumenti spiccano la Pieve di San Cassiano e le antiche terme , note già ai romani considerate tra le migliori acque termali a livello continentale. Le attività termali e una storica gestione del primo casinò d’Europa, hanno reso famosa Bagni di Lucca tra i nobili e artisti dell’Europa accreditando la Val di Lima come culla della cultura internazionale (nello specifico francese, tedesca e inglese). Frankenstein è stato scritto nei primi dell’800 da M. Shelley proprio qui!
La posizione della Val di Lima la rende raggiungibile entro 90 minuti da tantissime località Toscane , della Liguria e dell’Emilia rendendola una destinazione ottimale per escursioni in giornata. Qualora si volesse soggiornare per periodi più lunghi una vasta scelta di soluzioni sono disponibili e le trattorie locali offrono ricette tradizionali a base di funghi e trote.
Insomma , sembra proprio che la valle abbia finalmente trovato una propria vocazione! Info: www.valdilima.org

Il nome ricorda un farmaco antidepressivo ma trae in inganno. Effettivamente combatte lo stress , ma è il nome che ormai ha preso una specialità di arrampicata che sta prendendo sempre più piede: il Deep Water Solo, la nuova frontiera dell’arrampicata sportiva.

Conosciuto anche come DWS, è una forma di arrampicata libera solitaria senza assicurazione che si pratica sulle scogliere, dove l’unica protezione è data dalla presenza dell’acqua alla base della parete. Come per il free solo l’attrezzatura è ridotta al minimo indispensabile, scarpette da arrampicata e magnesite .
Insieme a Versante Apuano Canyon Park ha il privilegio di organizzare una giornata speciale per il mondo del climbing in collaborazione con le principali palestre di arrampicata della regione e di Sarzana: il primo Psicobloc a Canyon Park – un contest di questa disciplina sportiva- categoria Uomini e Donne nello spettacolare canyon che ospita il parco. Enorme è stato l’interesse suscitato nell’ambiente, con l’ausilio di sponsor importanti del settore come Kong e E9. Le iscrizioni prevedono un numero massimo di 100 partecipanti.

La gara prevede fasi di eliminazione su più blocchi appositamente studiati. Siamo certi che gli atleti eviteranno il più possibile eventuali cadute visto che l’acqua è ben 12C (un metro sotto arriva a 8C!) in quanto essenzialmente sorgiva. Infatti il canyon è stato scavato in milioni di anni attraverso una faglia di calcare massiccio che dal punto di vista dell’arrampicata è un vero e proprio paradiso. E’ previsto un kit gara che include anche la tessera dell’AICS che patrocina l’evento. Saranno presenti sommozzatori e messi a disposizione gommoni per il trasporto degli atleti nel canyon.
Le palestre che contribuiscono all’evento raccogliendo le adesioni sono:
THE WALL Santo Stefano Magra
AIR CLIMBING Viareggio
APUANO APPESO Castelnuovo Garfagnana
CLIMBO Pisa
SOTTOSOPRA Pisa
MODIGLIANI Livorno
LEGNOROSSO Pistoia
ROCK TIME CENTER Pistoia
CRAZY CENTER Prato
AREA51 Firenze

I premi in palio saranno forniti da aziende di primaria importanza a livello internazionale del mondo del climbing. Canyon Park schiererà anche un proprio team visto che tra i propri istruttori molti hanno in testa una sola cosa : arrampicare!
In occasione dei workshop che avranno luogo in Aprile nella Yoga Forest, l’area dedicata alle sessioni Yoga e discipline olistiche presso la Foresta di Canyon Park, parliamo di Pranayama e Sblindo Raz, l’insegnante ospite per la tre giorni nei nostri boschi!
Innanzitutto, una domanda che tutti ti faranno, Angelo: perché Sblindo Raz?
In realtà non c’è un gran motivo sotto … anni fa quando feci la prima mail cercai un nome diverso da quello personale. Chiesi a un amico: ”ma che nome metto?” E lui: ”e che ne sò metti …il coso, il come si chiama, il sbarabauz, il trincis, insomma una di quelle parole che dici quando non ti ricordi la parola giusta…lo Sblindo!! Ecco suona bene!!”. Raz invece è un po’ l’ abbreviazione del mio vero cognome.

Quando ti sei avvicinato per la prima volta alle tecniche di Pranayama?
La mia storia come praticante yoga è un po’ atipica … di solito ci si avvicina alla pratica con gli Asana e poi successivamente si studiano le tecniche di pranayama. Per me è stato il contrario… Frequentando un corso presso la Apnea Academy di Pelizzari ho iniziato a studiare le tecniche di pranayama. Gli apneisti sono molto preparati in questo campo e abbinano intelligentemente le conoscenze Yogiche con gli studi sul comportamento dell uomo sott’acqua.
A oggi vado sott’acqua raramente ma continuo a studiare il pranayama nella mia pratica quotidiana. Gli Asana senza l’ausilio del pranayama…sono solo ginnastica, respirare correttamente durante la pratica “fisica” che sia statica o dinamica è un Pranayama fondamentale!

Che cos’è il Pranayama?
È il quarto ramo dell’ “albero”dell’Ashtanga Yoga di Patañjali. Potremo a grandi linee definirlo come “la tecnologia per lo studio è il controllo volontario del prana “.
Chiamarlo “tecniche di respirazione “ è sbagliato! Ad esempio quelle le fanno anche in camera iperbarica e nei reparti di otorinolaringoiatria … ma non stanno facendo pranayama! Il pranayama mi piace spesso ricordare agli studenti …non a caso è a metà strada nel “albero”dello yoga tra i rami fisici (yama, niyama, asana) e quelli sottili (, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi).
I rami sottili non si possono praticare…ma “accadono” se pratichi quelli precedenti! Come dire se pratichi con impegno Yama, niyama, asana, pranayama…magari iniziano ad accadere anche gli altri…
Come funziona e su quali aspetti incide?
Essendo una “tecnologia “ va prima di tutto studiata! Ma questo non basta. Vyasa diceva: ”solo con lo yoga si capisce lo yoga” Quindi il pranayama va sopratutto praticato con costanza e abbinato agli altri aspetti del percorso yogico.
Si inizia con semplici esercizi per sensibilizzare l’uso del respiro nelle fasi di inspiro ed espiro…per poi arrivare anche a esercizi complessi fatti in apnea (kumbaka) con delle sovrapressioni energetiche indotte da particolari attivazioni muscolari interne.
E’ adatto anche chi non l’ha mai praticato?
Assolutamente si! ”chi può respirare può praticare yoga” così diceva T.K.V.Desikachar! Anzi ti dirò di più il Pranayama è praticabile da subito anche in chi ha gravi problematiche fisiche di mobilità , temporanee o permanenti.
Riprendere contatto e sensibilizzare volontariamente il respiro vuol dire tornare nella nostra intimità, vuol dire trovare un rifugio di pace e tranquillità dove rallentare e rigenerarsi. Vuol dire concentrarsi sul momento presente, sul “qui e ora”, vuol dire praticare ciò che ti chiede appunto lo yoga :”la presenza in questo preciso istante”.
Oggi viviamo a 1000…siamo tutti 2.0 anzi conosco persone che sono ormai 6.0!
Nel mentre che si lava i denti alcune persone riescono a fare la lavatrice e il letto, mandare 3 mail e giocare con il figlio!! Ma in realtà sta facendo “male” ogni singola azione.
Prendiamoci 10 minuti ogni tanto…fermiamoci…respiriamo o osserviamoci mentre lo facciamo. Questo è il primo Pranayama!
Non servono libri, insegnanti, centri ecc, serviamo noi e basta!,
Perché fare Pranayama?
Perché come ho detto prima gli asana senza Pranayama sono solo ginnastica!
Per un praticante yogico e’ fondamentale studiare e approfondire l’uso del respiro durante l esecuzione degli asana come primo passo e poi successivamente iniziare delle specifiche pratiche di Pranayama.Le due cose possono tranquillamente convivere all’interno della stessa pratica…ad esempio sarebbe un ottima routine terminare la propria pratica fisica con una ventina di minuti di Pranayama in posizione seduta.
Purtroppo però’ noto sempre piu’ che nello yoga contemporaneo il Pranayama è spesso inesistente all’interno delle classi, si parla troppo e si pratica troppo solo asana…asana asana e ancora asana…si parla tanto di vinyasa, vinyasa flow stili dinamici morbidi in cui si fonde respiro e movimento, ma in realtà quello che posso constatare è che tanti praticanti non sanno respirare.
Tutti vogliono provare a fare pincha mayurasana ma pochi sanno respirare con ”cintura addominale controllata” durante la pratica.
Lo so sedersi chiudere gli occhi e mettersi a provare e studiare i Pranayama non è divertente e appagante come fluttuare in un jump back o flettersi come giunchi in kapotasana, ma il cammino dello yogi deve sempre avere un po’ di “Tapas” un po’ di sforzo utile a tenerci nella giusta strada. Se proprio non ci piace il Pranayama usiamolo come il nostro tapas e potremo scoprirne delle belle!!!

Esistono dei contesti “ideali” nei quali i benefici della pratica vengono amplificati?
Assolutamente si. Il prana non è ossigeno anche se può da esso essere veicolato. Ha un concetto più legato alla ionizzazione con carica positiva o negativa. Ad esempio a milano dopo due mesi che non piove fai un po’ fatica a trovare “prana” decente!
Cosa decisamente diversa se fai un salto da noi in Sardegna durante una mareggiata sulla costa ovest. Gli ambienti naturali incontaminati sono molto più carichi di prana rispetto alle aree metropolitane. Stessa cosa vale per il prana che prendiamo dai cibi, quelli di origine biologica ne hanno di più degli altri.
Gli ambienti vivi, assolati, con movimenti di grandi masse d’acqua ,con presenza di tanti alberi e piante sono sicuramente i posti migliori per ricaricarsi di energia vitale…sono i posti migliori dove posso praticare il Pranayama … sono spesso posti dove non c’è wi-fi e il telefono non prende…ma la “connessione” quella vera…quella con la nostra madre natura e’nettamente più forte.
