Gli Sherpa, l’Himalaya e la partita del secolo

Un volo interno, un giorno intero di “autobus” e altri quattro di trekking in quota solo per arrivare al punto di imbarco. Poi altri 120 km in rafting per scendere il Tamur , uno dei grandi fiumi himalayani.

Ma niente avrebbe fatto pensare che uno dei momenti più epici potesse essere una partita di calcio.

La Spedizione

In una spedizione il gruppo è tutto.

E siamo stati fortunati di aver trovato un gruppo di appassionati di sport outdoor Spagnoli, Catalani e Italiani che in pochi giorni si muoveva come un sol uomo. La spedizione era organizzata da una compagnia rafting valdostana specializzata in Nepal e viaggi avventura. Diverse guide rafting,  kayaker e piloti di parapendio, fratelli e sorelle separati alla nascita e dai passaporti insomma.

Il programma prevedeva la discesa di uno dei fiumi più inesplorati e selvaggi del mondo: il Tamur nell’East Nepal. Un angolo di mondo incastonato tra Tibet, India e Nepal con al centro uno degli ottomila più maestosi, il Kanchenjunga con i suoi 8586 metri il terzo degli undici giganti.

Kanchenjunga sullo sfondo

Il programma di avvicinamento, prima della vera e propria avventura, prevedeva quattro giorni di trekking in cresta toccando nel punto più altro i 3.000 metri e diversi villaggi.

Sullo sfondo costantemente la grande montagna, ma con sfuggenti viste sul Makalu e l’Everest. Il percorso era punteggiato da piccoli villaggi nei quali non mancavano mai tre cose: bambini, yak e un campo di calcio, probabilmente l’unico lusso che si possono permettere in un paese così dignitosamente povero.

Il vero spettacolo iniziava però quando si spegnevano i riflettori, apparendo lentamente cieli stellati con i quali abbiamo ormai perso ogni relazione, intensi e vivi come mai. Lo spettacolo teneva in serbo il fuoco d’artificio finale:

Cielo stellato sull'Himalaya
Photo by Suamkal

un’alba che colpisce come una lenta onda colorata di rosso le pareti innevate delle catene prepotentemente schierate a nord.

Finita la giornata di cammino montavamo il campo e preparavamo la cena. Eccetto il terzo giorno …

La Partita del Secolo

Il terzo giorno dopo aver montato il campo andiamo in perlustrazione della zona, a circa 2.000 metri di altezza, come facevamo di consuetudine. Sempre in cerca di una visuale inedita, un’immagine con la quale chiudere degnamente una giornata già ricca di viste spettacolari.

Troviamo un campo di calcio nel quale un gruppetto di locali, tutti giovanissimi, stava palleggiando senza troppa convinzione. Uno Spagnolo del gruppo si inserisce e inizia a palleggiare con loro. Nemmeno due tocchi e in campo si trovano  i due gruppi schierati come per la finale di Coppa del Mondo. Loro tutti bassini, alcuni scalzi, altri in ciabatte e vestiti chi in pigiama chi in pantaloncini. Molte maglie sdrucite e vecchie ma rigorosamente di squadre blasonate europee. Sorrisi che ti rapivano.

Chi scrive, dopo un’infanzia passata e essere escluso da qualsiasi conta per formare una squadra per manifesta incapacità congenita, propende per fare l’arbitro. “I giorni successivi era bene avere i compagni pronti a salvarti senza remore se necessario” suggerisce l’istinto di sopravvivenza.

Il capitano nepalese si presenta con il modo tipico di chi appartiene a questa etnia “ABC Sherpa “ (Abc perchè non ricordiamo il nome). “Si parte bene” pensiamo: una partita a 2.000 di altitudine con ragazzini di etnia sherpa.

Inizia la partita. Una decina di gazzelle contro una decina di ippopotami, questa era la fotografia delle forme viventi in campo. Decine di deiezioni di yak spase sul campo si nascondevano come mine vietkong pronte a farti saltare in aria. Con le gazzelle che ne custodivano gelosamente la mappa.

Gli ippopotami giocavano però con tecnica e malizia, segnando la prima rete. Urla e abbracci in varie lingue latine. A un certo punto da bordo campo entra una ragazzina a corsa -scalza- e ruba la palla, senza alcun terzo uomo che ne certificasse l’ingresso. Gol. I nepalesi impazziscono, sembrava avessero vinto chissà quale premio.

Partita di Calcio in Himalaya

La partita termina con un equo pareggio gazzelle-ippopotami tra chiacchiere in una lingua improbabile usando molto l’ausilio di qualsiasi arto disponibile. Una gioia condivisa, nonostante il fiatone e fossimo tutti piegati a libro (noi non loro).

Ci rendiamo anche conto che non avevamo spento il GPS durante la partita e questo ne è il faticoso risultato.

Con il posarsi del sole le temperature scendevano vertiginosamente e in pochi minuti tornammo chi nelle tende e chi al proprio villaggio. Ma comunque tutti uniti dalla sensazione di aver vissuto un’esperienza m.e.m.o.r.a.b.i.l.e.

La discesa

Un fiume come quello di casa a Canyon Park, il torrente Lima, ha una portata media di 8-10 metri cubi al secondo. Il Tamur nel periodo secco, quello scelto per la spedizione, esibisce come un pavone i suoi 200/250 metri cubi. Ma il bello è che la cosa la scopri solo al momento di arrivo al punto di imbarco. (Nella stagione delle piogge, quando i monsoni ricoprono per mesi le montagne e le zone di acqua, si arriva a una media di 1.200/1.500).

Rafting sul Tamur
Una delle innumerevoli rapide del Tamur

La tensione era palpabile, anche per gente che in fiume ci va da una vita. Perché per noi semplicemente il fiume è tutta un’altra cosa.

Alla seconda rapida del primo giorno due dei sei componenti dell’equipaggio finiscono in acqua. L’esperienza alla fine ha giocato la sua parte ma abbiamo subito capito che sarebbero stati sei giorni parecchio indaffarati.

Campo per la notte
Campo per il pernottamento sul fiume

Gli ultimi due giorni il fiume regalava delle tregue nelle quali poter contemplare il paesaggio, i pochi abitanti delle zone circostanti con le loro attività sempre volte a procurarsi qualcosa da mangiare e soprattutto le spiagge ancora senza impronte sulle quali montare il campo per passare notti stellate.  La sensazione di essere i primi visitatori ha sempre il suo fascino …

I primi due giorni sono stati particolarmente impegnativi e per fortuna c’è stato solo un “flip” (ribaltamento) di un raft con nessuna conseguenza. Il fiume alternava rapide lunghe e impetuose a tratti nei quali avevi tempo sostanzialmente per pensare a quelle successive, tenendoti perfidamente sempre sulle spine .

Alla fine però tutti i fiumi giungono in pianura, perdendo la propria energia e esuberanza iniziale, unendosi l’uno con l’altro, quieti e lenti in attesa di andare a morire da qualche parte. Difficile non trovare suggestive analogie.

Siamo arrivati quindi nelle sterminata pianura del Terai, al confine con l’India, un mondo lontano anni luce dal campo di calcio degli sherpa, altre storie, altra umanità. Quando eravamo in fiume a un certo punto agognavamo il ritorno alla normalità, alla tranquillità di sapere che non ci sono altre rapide in agguato o alla riconquista di una minima forma di comfort. Ma dal momento che scendi per l’ultima volta dal raft ti assale anche un’immensa onda di malinconia. 

Questa è la droga che spinge un viaggiatore a sognare il prossimo viaggio, a riempire quel senso di vuoto che fa capolino nel nostro quotidiano: rivivere quel preciso istante infinitesimale nel quale gioia e malinconia trovano un equilibrio che non sarai in grado di provare in nessun altro momento.

“Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.”
(Maometto)

Il percorso della spedizione Rafing Tamur 2017

tamur expedition 2017
in ROSSO trekking in BLU rafting

Compagnia Rafting Organizzatrice: Totem Adventure www.totemadventure.com/ 

Trip Leader: David Alemanni

Equipaggio Toscano: Rockonda Rafting e Canyon Park

Per fare Rafting in Val di Lima, vicino a Canyon Park visita www.valdilima.org/it/rafting/ 

Rafting Tamur
Equipaggio Toscano della Spedizione

Yoga Forest, il bosco che è tornato a vivere

Molte favole hanno come palcoscenico un bosco. Ovviamente non sappiamo se sia a lieto fine, ma di una cosa siamo certi. Abbiamo trovato un palcoscenico nel quale vivere una favola.

Come è nata l’idea

Oltre la spiaggia del parco c’era un vecchio sentiero che un tempo conduceva a un’antica abitazione, alcuni metati e a una polveriera della prima guerra mondiale. Scomparsi gli ultimi abitanti della zona la foresta ha deciso di isolarsi dal mondo facendo cadere alberi sulle passerelle di legno, cancellando il sentiero con la scopa del tempo e, soprattutto, la memoria di sé.

Una bella signora, rimasta vedova, che decide di immergersi nell’oblio.

Più volte ci siamo inoltrati in questo bosco in passato, osservando con il naso all’insù quegli immensi platani, gattici e tigli. Molti tronchi ostruivano ostinatamente il passaggio, come se la bella signora non volesse farsi vedere senza trucco.

Ce ne siamo innamorati e abbiamo deciso di riportarla alla sua naturale bellezza.

Non è stato facile, riportare il vecchio sentiero alla luce è stata un’impresa. Sembrava di ripulire un campo di battaglia dopo un epico scontro corpo a corpo. Più volte ci siamo chiesti se l’impresa andava ben oltre le nostre possibilità.

Ma pezzo dopo pezzo, ripristinati i ruscelli, ricostruite le passerelle di legno e ripulito i fusti dai rampicanti si iniziava a intravedere un bellezza che andava oltre ogni nostra aspettativa.

Non puoi che restare in silenzio e ascoltare. I suoni e i rumori diventano parte di te, una sinfonia con un’orchestra ricca di musicisti e un solo spettatore.

Le attività nella Foresta

Il luogo ideale per cercare connessioni, sperimentare viaggi e praticare discipline che ne amplifichino gli effetti. L’abbiamo chiamata la Foresta di Canyon Park.

Tibetan Singing bowls

Presso la spiaggia, in un’ansa del fiume verde smeraldo, si svolgono le sessioni in acqua di Sup Yoga , con l’insegnante al centro di una struttura galleggiante. Le trote ogni tanto manifestano la propria presenza saltando a pochi metri, probabilmente ispirate dalle campane tibetane. 

Contornata da cataste di legna è stata costruita una piattaforma di legno sopraelevata per le sessioni Yoga nel bosco. Una palestra naturale immersa nei colori, nei suoni e nei profumi. Niente elettricità, niente campo per i cellulari, Compost WC come servizi igienici.

Yoga a Canyon PArk

Altre zone sono state adibite ad attività didattiche ed esperienziali sempre legate a discipline di natura olistica, workshop e progetti speciali per i più piccoli.

E’ incredibile come immergersi in un bosco possa creare, istantaneamente e spontaneamente, legami con e tra chi ci visita. Si abbassano tutte le difese, non ce n’è bisogno, e torna in superficie il lato infantile e primordiale che sente di essere tornato a casa.

Abbiamo la sensazione che la vecchia signora sia tornata gioiosamente a vivere, ci pare di vederla indossare gli abiti migliori, come se ogni giorno fosse domenica e soprattutto ne possiamo sentire il profumo tutte le volte che soffia, ammiccante, un sospiro di sollievo.

Yoga Forest

Se non sono OUT non li vogliamo

Se si cumula il Quoziente Intellettivo di tutta la squadra non arriviamo a 102. Non è sfiga, ma una scelta oculata, ponderata e soprattutto visionaria. Se non sei OUT non ti prendiamo con noi insomma. Questa è una guida semi-seria sullo staff di Canyon Park, sezione OUTdoor dove sveliamo le luci (poche) e ombre (assai tante) di ognuno di noi.

Poi non dite che non vi avevamo avvisato!

Homer – Responsabile Assoluto della Baracca

homer

Un Parco Avventura con un Bulldog è come un Pub che distribuisce birra analcolica … ma ci piace distinguerci.
Grande appassionato di comodi divani e dei canali SKY, Homer si è trovato a vivere una vita che non gli appartiene.
Libero tra i boschi e i prati si interroga sul senso della vita e sul perché non vi siano soffici divani sparpagliati qua e là.
Una volta è stato visto correre per ben 3 metri, sembra per raggiungere un panino caduto a un visitatore. Si è stancato prima di raggiungerlo.
E’ la star di Canyon Park, il più coccolato e quindi invidiato dalle Guide che non ricevono le stesse attenzioni.
Ha talmente tante grinze che la sua pelle è stata stimata in 26 mq ma questo non mina la sua posizione di leader carismatico del gruppo.

Marco – Responsabile Canyon Zip Line

marco
Marchino

Rocciatore e snow-boarder di pregio, non riesce a staccarsi da quella G sdrucciola da Garfagnino doG creando non poGhe diffiGoltà di interazione. Si destreggia deGisamente meglio tra le piattaforme che i GonGiuntivi, ma i visitatori quando sono appesi sopra le rapide non ci fanno molto caso.

Marco Delcatr è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Roberto – Responsabile Canyon Adventure

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Roberto

La leggenda narra che Roberto sia nato in parete appeso a una corda invece di un cordone. Il meno giovane del gruppo, manifesta l’entusiasmo di un bambino di 8 anni quando viene portato al circo. Esperto alpinista e rocciatore, in inverno si sperde nei boschi per vedere quanto possa sopravvivere. Sempre ritornato vivo, con i visitatori pare sia più magnanimo.

Roberto Salotti è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Michele – Istruttore

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Michele

L’entusiasmo fatto persona. Nonostante tutto.
Michele è l’interprete di Russo del parco, appassionato di Soft Air studia lingue e letterature straniere. Proprio il giorno di libertà è venuto al parco un gruppo di modelle Russe. The Boss ha guardato bene di inviare una registrazione WhatsApp delle voci in coro delle modelle che dicevano in Russo “Michele!! dove seiiiiii???. Quando si dice la sfiga. Adesso le ferie le passa a Canyon Park.

Michele Poli è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Alessio – Istruttore

alessio
Flash

Chiamato “Flash” dai colleghi per la sua velocità da record sul percorso, è costato finora 20.000€ tra guanti e moschettoni consumati. Appassionato di motori, nonostante la sua giovane età, presta attenzione solo a ciò che abbia almeno un pistone. Cura egli stesso la manutenzione della propria moto, comprata con il duro lavoro a Canyon Park, e proprio per questo è sempre a piedi.
Adesso lavora per ripagare i 20.000€.

Alessio Benedetti è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Jacopo – Istruttore

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Jacopo

Trail runner e Guida Rafting Jacopo è cascato da piccino in un pentolone di energizzante Multicentrum costringendolo a vivere una vita sempre di corsa tipo bersagliere. È un po’ come quei bambini quando tu sei sfatto a fine giornata e lui, guardandoti con gli occhi sbarrati e strattonandoti la maglietta ti dice: “e ora che si fa eh , eh, che si fa eh?

Jacopo Bargagna è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Andrea- Istruttore

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Baro

Ha in mente una cosa sola: scalare, tutto il resto è un contorno.
Pare che per contare Andrea sia in grado di dire solo “6a, 7b, 8c, 9a” non conosce altri numeri che non siano riferiti all’arrampicata sportiva. Caratterizzato da un forte accento pisano non gliene facciamo una colpa, ogni parola un dè,, per dare enfasi e colore.
Pare che una volta, ma proprio una, sia arrivato anche puntuale al parco. Gli avevamo detto infatti di arrivare alle 9a, il suo obiettivo dè!

Andrea Baroncini è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Camillo – Istruttore

camillo
Camillo

Appena laureato in Chimica Industriale Camillo, detto Makillo, è l’unico con un po’ di cervello nel gruppo. Gli abbiamo chiesto di portarci le sostanze chimiche che evidentemente sniffa al lavoro per livellare la squadra ma vuole tenere il primato tutto per sé. Istruttore di Parco non disdegna di portare le attrezzature da laboratorio sul percorso.
Makillo passa ogni momento libero e ferie a Canyon Park. Mah….

Camillo Sorgi è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Alessandro “Piccia” – Istruttore

img_7000 (copia in conflitto di paolo roverani 2018-11-12)
Piccia

Sci alpinista e sciatore affermato, da qualche anno ha virato sulla Pole Dance, trovando delle evidenti affinità atletiche. Poliedrico e con il sorriso sempre stampato in faccia, ci chiediamo tutte le volte il perché, approfitta del suo ruolo per effettuare degli spettacoli con la testa all’ingiù dentro il Canyon perdendo puntualmente il walkie talkie. Una trota ci ha chiamato alla radio dicendo che non ne possono più di questo spettacolo osceno.
Ha allo studio un’impresa memorabile. Almeno per noi sicuro …

Alessandro Piccinini è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Francesco – Istruttore

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Azziz

Chiamato affettuosamente Azziz dai colleghi per il colore olivastro della pelle, Francesco è un Pisano Doc. Nonostante questo è parte attiva del gruppo senza discriminazioni, l’unica attenzione è non fargli trovare una sedia sulla quale si spaparanza anche nei momenti di massima affluenza con una naturalezza assolutamente disarmante. Se alla base non vedrete mai una sedia sulla quale riposarvi…sapete il perché.

Francesco Ghela è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Beatrice – IstruttorA

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Beatrice , è sempre a studiare quindi ci è risultato difficile farle la foto. Perché a Canyon Park sembriamo dei cerebrolesi, quindi tendiamo a far lavorare studenti universitari che alzino la media … Beatrice è Garfagnina. Ma di quelle vere anche se non sembra sbagliare (troppo) i congiuntivi. Appassionata di montagna si è unita per la 

Stagione 2018 alla squadra di Canyon Park , ancora ci chiediamo perché, con l’aggravante che conosceva già alcuni personaggi di dubbia fama . Beatrice studia Economia Aziendale all’Università di Pisa ma si destreggia spesso e volentieri tra i ponti e i cavi del percorso (perché i Garfagnini un possono stà fermi) . Quando prepara un esame sparisce per poi riapparire all’improvviso come se nulla fosse, con i moschettoni in mano. Beatrice è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine (ma con approfondite cognizioni aziendali de)

Beatrice Suffredini è IstruttorA e SoccorritorA di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Sofia – Istruttrice (o IstruttorA non si sa)

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Sofia

Occhiale tondo da studentessa e occhi blu allo xenon, Sofia ha portato, insieme agli altri giovani, quella ventata di energia che crea un’atmosfera. Un maschiaccio dai lineamenti dolci, è sempre in prima linea per scendere in pista. Se vedete qualcuno alle passerelle di legno un sabato con i libri sulle ginocchia, ecco … è lei.

Sofia Bartoli è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Max – Istruttore

max


L’Inglese del gruppo, tuttora non si è ripreso dal trauma della Brexit ed è scappato in Cina a fine Agosto a insegnare Inglese. Le foto che manda in mezzo allo smog con la faccia contrita evidenziano la gioia della sua scelta. Tutte le volte che torna, sempre con qualche tatuaggio in più, gli mettiamo a disposizione una marmitta catalitica nella quale respirare del sano CO2 a memoria dei bei tempi passati.

Max Vincent è Istruttore e Soccorritore di Percorso Acrobatico con brevetto rilasciato dal Collegio Nazionale Guide Alpine

Tommy – Responsabile Canyon Sup

tommy
Tommy

Tommaso è un atleta rimasto folgorato da tutto ciò che è a forma di tavola.
Surf, Sup, Skate-Board , Snow-Board e va a giro con mezzi di trasporto sempre su una tavola.

Se lo invitate a cena è probabile che monti in piedi sulla tavola a braccia aperte come se cavalcasse un’onda di Nazarè. Quindi magari evitate.
Invece sulla spiaggia di Canyon Park è una sicurezza.
Tommaso è l’anima di Toscanasup , escursioni in Toscana … ovviamente su una tavola!

Tommaso Pucci è Istruttore Surf e ha il brevetto di bagnino.

Arianna – Istruttore Sup

Arianna è un sorriso che scorre su una tavola. Energia allo stato puro, quando la vedi la mattina già sai che la giornata parte bene.

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Arianna

Una vita da surfista, van Volkswagen con sempre una tavola rigida da surf sopra il tetto e una gonfiabile dentro, Arianna è sempre in movimento verso le onde.
Insomma ogni giorno della settimana è un Mercoledì da leoni!!

Arianna Soldani è Istruttore Surf con Brevetto da Bagnino.

Paola – Back-office e prenotazioni telefoniche

paola

Nessuna organizzazione può definirsi tale se non ha almeno una Scozzese in squadra.
Una volta Paola è stata vista cercare una motosega dentro la base quando un visitatore ha osato chiedere uno sconto. Canyon Park non sopravviverebbe un giorno se Paola si raffreddasse.

Pare che riesca a parlare simultaneamente con 4 persone al telefono mentre pota le siepi in giardino e cucina una prelibatezza scozzese (mah …). Esteta estrema riesce a rendere bella qualsiasi cosa le capiti tra le mani , con l’eccezione dei colleghi lì è impossibile. — con Paola Natalia Mori

Mel – Reception


Melanie è Inglese in tutto quello che fa( e quindi lo fa bene). Guida una Range Rover grande come lo Stato del Texas e la polizia la ferma sempre perchè pensano non ci sia nessuno alla guida.
L’efficienza fatta persona è appassionata di ippica, ha più cavalli che capelli. Quando si incazza dà gli ordini in Inglese e tutti fanno finta di capire (non sappiamo come … ma funziona!!!!).
 — con Melanie Vincent

Claudia Dinucci – Responsabile Canyon ParkING

dinucci
il Generale Dinucci


L’Autorità fatta persona , tanto da essere chiamata

 “il Generale Dinucci” Claudia è l’incubo dei visitatori in automobile. Riesce a intimorirli dentro l’abitacolo, li vedi tutti acquattati, e pare che sia in grado di parcheggiare le auto con il solo sguardo.

Insieme a Paola hanno creato lo slogan “No Booking No Parking” che ormai è più che altro una minaccia urlata con uno sbattere di tacchi che mette i brividi. — con Claudia Dinucci

Eva – Assistente

eva
Eva


Figlia d’arte (sup padre ha 3 Parchi Avventura) pare sia stata partorita su una piattaforma a 30 metri di altezza e ne sia uscita con i propri moschettoni.
In pratica è cresciuta (parecchio) con un’imbracatura addosso.
Insieme ad Azziz ha creato la compagnia dei Tori Seduti in quanto raramente sono visti in piedi a lavorare. Ma lo fanno bene comunque.
Sta scrivendo una biografia sul padre dal titolo “L’uomo che sussurrava alle carrucole”.
 — con Eva Ricci

Pietro- Assistente

pietro
Pietro

Uno degli ultimi arrivi di Canyon Park sembra uscito dagli studi Disney.

Il primo giorno di lavoro Pietro ha pensato bene di farsi i capelli a Mohicano pensando difare il figo. Ha passato le prime due settimane con un berretto (obbligato a comprarselo )in capo prendendo pattoni sul collo dal Boss. Adesso la Disney ce lo chiede davvero ma noi non glielo diamo.

Ci piace troppo dargli i pattoni. — con Pietro Rabatti

Andrei Catalin- Autista Land Rover  –Il Jason Statham di Canyon Park.

andrei

Non conosce le arti marziali come lui, non ha i suoi addominali e vitino da damerino e soprattutto nonn guida un’Audi a manetta in centri abitati ma Andrei è senza alcun dubbio il nostro Jason Statham. (Ha molti più capelli anche).
Andrei adora tutto ciò che ha un pistone e cura il Defender come una propria creatura.
Solo per montarci sopra è stato visto chiedere la carta d’identità ai clienti come al cancello di un volo intercontinentale.
 — con Andrei Catalin

Outdoorpix Photography – Team di Fotografi


Hanno sempre quegli aggeggi in mano e quando se ne trovano sprovveduti li vedi vagare nel canyon in crisi d’identità, come degli zombie di Walking Dead.

Hanno trovato un laboratorio naturale a Canyon Park con un team di giovani dal quoziente intellettivo pari alla temperatura del fiume. Questo li ha eccitati e hanno iniziato a produrre video e foto che sono diventati per tutti noi oggetti di culto.
Quest’inverno ci ritroveremo davanti a un focolare e qualche damigiana di vino a rivedere tutto il materiale delirante prodotto rigorosamente in orario di lavoro. — con Valerio StoppaLaura SirottiLuca Biancareddu e Alberto Fraccon

outdoorpix

Visitatore avvisato, mezzo salvato!

Il Campione che pensava di essere una pippa

“Lo sapete che sono una pippa vero”?

Così , con la sincerità di un ragazzino prima dell’interrogazione inattesa di aritmetica, se ne uscì  Alessandro De Rose, detto Alex, atleta del Redbull Cliff Diving Team sull’antico Ponte Nero di Canyon Park.

L’occasione era di quelle che ti restano sotto pelle per gli anni a venire. La RedBull aveva scelto Canyon Park per fare delle riprese promozionali per il lancio delle World Series dei tuffi in altezza a Polignano a Mare di lì a poche settimane.

Sembrava di essere sul set di un film hollywoodiano, droni per aria, fotografi e video-maker in assetto di guerra, subacquei in acqua (sotto) e gommoni in superficie.

“No non lo sappiamo che sei una pippa” veniva da rispondere.

Alex, nel suo costume rigorosamente RedBull e una cassa di lattine (sempre RedBull) che lo marcavano stretto come una guardia del corpo, era in ferie. Si, in ferie.  A volte gli atleti, specie all’inizio della carriera, hanno storie che li rendono campioni a prescindere. Alessandro, calabrese di origine, era un cameriere in un ristorante di Triste dove aveva l’opportunità di allenarsi tuffandosi in mare nei momenti di buco.

Aveva il ristorante anche come sponsor personale.

Alessandro De Rose era stato ammesso come Wild Card (in pratica per il rotto della cuffia) alle World Series di Polignano a Mare insieme ai titani del Cliff Diving provenienti da tutto il mondo. Non era nessuno e lo sapeva. Soprattutto ci teneva a ricordarlo.

21 metri. Questa era l’altezza del tuffo dal ponte di Canyon Park. 10 metri la profondità del fiume in quel punto e 80 km/h la velocità di impatto. “Ciack si gira!”

Alex De Rose a Canyon Park
Foto Borghesi

Alex era visibilmente teso, il tuffo era tecnicamente difficile, almeno il primo. Tre subacquei erano in assistenza sul fondo. Ma come staccò i piedi dal ponte romano tutto diventò fluido. Magia pura.

Ci regalò ben cinque tuffi, con l’urlo liberatorio in fondo al canyon. Fotografi da ogni dove erano arrivati a immortalare lo spettacolo e il drone ronzava sopra le nostre teste.

Poi Alex tornò ai propri tuffi e alla vita di sempre. Ma ancora per poco.

Lo sport infatti è uno di quei fenomeni che ancora riesce a farti sognare. La realtà può superare l’immaginazione e la bella notizia è che è negli sport minori -per quanto brandizzati e pubblicizzati- il merito alla fine conta ancora qualcosa.  Specie se non sei ancora qualcuno.

Alex ha vinto le World Series. Inaspettatamente.

Il suo urlo in acqua, appena tirata la testa fuori dalle bolle, ha fatto gelare il sangue a tutti noi che qualche settimana prima eravamo sul ponte con lui. Ma con i piedi ben saldi al terreno.

RedBull Cliff Diving Canyon Parl
Foto Borghesi

Non solo, fu convocato immediatamente per i mondiali di nuoto di Budapest dove si aggiudicò una medaglia di bronzo in una specialità non strettamente legata alla sua preparazione.

Sono arrivati gli sponsor, quelli veri, i premi delle riviste sportive e la notorietà. Ma Alex è rimasto Alex. Manca la musica di sottofondo vero?

Nelle settimane successive alla pubblicazione dei video sono arrivati “gli altri”. I campioni della domenica, gli adepti della GoPro, dei giovani in cerca di brivido che hanno preteso di tuffarsi senza alcuna ispezione , assistenza , preparazione e, cosa peggiore di tutte, un briciolo di paura.

L’umiltà è la più grande delle virtù di un vero campione.  La paura ne è la semplice presa di coscienza.

Se sei una pippa poi magari vinci anche.

Video RedBull Cliff Diving a Canyon Park

IN & OUT ovvero come cambiare vita e finire (tuo malgrado) in un bosco

Non sappiamo se le idee migliori siano nate davanti a un caffè. Ma Canyon Park si. Due amici con in mezzo solo due caffè.

Già in passato avevano fantasticato di fare qualcosa di inusuale insieme ma, si sa, la vita ha dei rigidi copioni da rispettare. Uno in aria a costruire percorsi, l’altro, sempre in aria, a collezionare aeroporti.
Ma prima o poi le carte vengono sparigliate, il croupier ti strizza l’occhio e ti trovi improvvisamente davanti a due tazze di caffè. “Adesso facciamo questo insieme” dice uno all’altro. Niente più copioni, solo scelte.
Vedo” dice il croupier.
Il momento della scelta è l’unico ostacolo da superare. Le paure si trovano tutte lì, stipate come in un monolocale giapponese. Le persone che contano mostrano i gradi, in quel momento preciso, e tutto inizia a sembrare meno impossibile. La famiglia fa quadrato e mandi tutto (quello che credevi fosse “tutto” almeno) allegramente a quel paese.
É incredibile come possano convergere in un’idea anni di passioni sportive, esperienze lavorative, conoscenze e amicizie. Come se tutto fosse in preparazione da tantissimi anni. Lo era?
Canyon Park non vuole essere un Parco Avventura, ma un’esperienza. Un percorso strettamente individuale, per qualcuno una sfida per altri una conferma o un semplice divertimento. Un’occasione per ritrovare quel lato giocoso, spirituale o avventuroso che il regista, con la mania dei suoi copioni preconfezionati, spesso ci fa dimenticare.

Nel 2018 abbiamo iniziato un’altra avventura, coinvolgendo la (ex) compagna di una vita con nuove emozionanti avventure, la Foresta di Canyon Park  e le attività INmind.

A quanto pare si cambia il modo di viaggiare, ma non i compagni.

Con questo blog vogliamo raccontare esperienze, viaggi, novità. Senza pretese, solo per il gusto di farlo e magari di interagire con chi vuole in una maniera differente. Esperienze sia del mondo OUTdoor che INmind. IN & OUT, appunto.

Vivere delle proprie passioni è un lusso, farlo con amici una fortuna ma, soprattutto, condividere tutto questo con altri un raro privilegio.
Incredibile cosa possano fare due tazze di caffè…

Buon viaggio!!

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