Inizia la stagione del SUP Yoga, lasciamo il quotidiano a terra…

Il 1 Giugno alla Yoga Forest si completa l’offerta di attività Canyon Park con il SUP Yoga ! Una pratica insolita che merita di essere riconosciuta per i suoi numerosi benefici. Cos’è esattamente il SUP Yoga ? Ed innanzitutto, bisogna avere esperienze per poter praticare ?

Assolutamente no, è adatto a tutti, ed è anche per quello che ci piace tanto ! Il SUP Yoga è una pratica sviluppata recentemente ma che combina due discipline ancestrali; il surf e lo yoga. Il SUP, acronimo di Stand Up Paddle, è una variante della tavola da surf e il suo concetto è di stare in piedi su una tavola spostandosi remando con una pagaia.

Praticato da innumerevoli generazioni dai popoli polinesiani, il surf è un incontro armonioso e profondo tra l’uomo e il mare dove il senso di equilibrio (e di auto-derisione) hanno tanto a che fare ! In effetti, cadere fa parte del processo e non bisogna averne paura.

Questo simbolo riguarda tutti noi, perché è quello di cercare costantemente equilibrio lungo la strada che ci siamo scelti. Ed è anche un concetto pilastro nell’universo dello Yoga.

Il termine Yoga e la sua definizione come li conosciamo sono frutti di una serie di trasformazioni culturali e mutazione del tempo. Ci è arrivato dall’antico cuore dell’India ed è stato classificato nel libro “Yogasutra” redatto da Patanjali (circa I secolo A.C e V secolo A.D). Questo volume rappresenta la concettualizzazione della filosofia yogica, tradotto più generalmente oggi attraverso la parole Yoga.

Cullati dal fiume

I benefici della pratica dello Yoga sono numerosi e ormai più che riconosciuti attraverso il mondo ed anche dal campo scientifico. Lo Yoga incrementa la capacità polmonare e rinforza il sistemo immunitario grazie all’importanza primordiale della respirazione nelle posizioni. Favorisce l’ossigenazione dei tessuti e partecipa fortemente alla disintossicazione dell’organismo che è sempre di più messo alla prova dai nostri stili di viti moderni.

Negli ultimi anni, la popolarità del SUP Yoga è cresciuta in maniera esponenziale, e capiamo perché; combina l’emozione del Paddle Board con i movimenti studiati e rilassanti dello Yoga.

Tavole SUP a Canyon Park

La tavola da SUP dove pratichiamo Yoga è più larga e stabile rispetto ad una tavola da surf normale. In questo senso permette una grande comodità di movimento e trovare l’equilibrio si rivela molto più facile di quello che ci immaginiamo.

Inoltre, non si tratta di realizzare le posizioni più complesse ed avanzate. Lo scopo dello SUP Yoga è altro; è animato da un concetto che ci è molto caro a Canyon Park; vivere la natura intorno e dentro di noi come la più meravigliosa delle evasioni !

In un angolo riservato davanti alla Yoga Forest, 8 tavole sono attaccate insieme alla struttura centrale dove si trova l’insegnante, formando una margherita galleggiante sulle acque della Lima. L’acqua è l’elemento che porta via, ripulendo corpo ed anima. Questo ambito, accompagnato dai suoni delle foglie e i colori del fiume verde-blù, amplifica profondamente l’effetto stesso della pratica.

La “Margherita” vista dall’alto

Per gli yogi sperimentati o per chi non abbia mai praticato in vita sua, SUP Yoga è un’esperienza eccezionale che permette di esplorare le nostre parte fisiche e mentali in modo alternativo. Seguici qui per prenotare una sessione SUP Yoga presso la Yoga Forest di Canyon Park !

Una iniziativa INmind

Venezuela, il paradiso perduto

Non parleremo di Guaidò. E nemmeno di Maduro.

Ma più semplicemente di quello che vi sta nel mezzo: il Venezuela, un paese la cui bellezza meriterebbe essere la notizia di apertura di qualsiasi notiziario, senza bandiere e ideologie sullo sfondo.

Niente è ordinario in Venezuela, un paese che vive di estremi. Le montagne superano i 5.000 metri, il mare ogni immaginazione e tutto il resto è centinaia di chilometri di foreste o pianure senza alcuna interruzione. Vi si trovano le cascate più alte del mondo e ogni tanto tribù che non hanno mai incontrato la “civiltà”. Parchi nazionali grandi come il Belgio e spiagge ai piedi di montagne che tolgono il respiro.

Grande circa tre volte l’Italia il Venezuela vede derivare molto probabilmente il suo nome da “piccola Venezia” in quanto Amerigo Vespucci nel 1498, quando vi arrivò, trovò una forte somiglianza tra le palafitte del golfo di Maracaibo e gli edifici ben più pomposi della Serenissima.

Poi ci sono i venezolani. Un popolo che mantiene tuttora le differenze etniche declinate a livello sociale con gli europei (italiani, spagnoli e tedeschi in primis) e gli immancabili e operosi cinesi che si sono aggiunti agli amerindi e meticci.

Ma quello che rende unico questo paese è la diversità, le dimensioni e la potenza che trasmette un paesaggio che riesce a mantenere –nonostante le miniere e i pozzi petroliferi- un’atmosfera da paese di frontiera. Dove la natura ancora domina, ed è bene ricordarlo.

Gli stati Amazonas e Bolivar i più grandi e sul versante sud al confine con il Brasile ospitano degli ecosistemi unici. Dalle foreste pluviali alle sperdute distese di savana punteggiate dai Tepui, le montagne piatte che hanno sviluppato habitat nella parte superiore completamente distinti da quanto si trova alla base. Sir Arthur C. Doyle ha ambientato “il Paradiso Perduto” sul più maestoso di questi: il Roraima. Per arrivare al vertice (2.810 m) è necessario farsi accompagnare da un guida Pemòn o non sarà mai possibile trovale l’unico varco per scendere alla base.

Soffermarsi sul bordo di questo dirupo, con una vista sull’infinito, può valere una vita intera.

Il Roraima senza nuvole

La vista sulla savana toglie il fiato. Boschi fitti si intervallano con cumuli che scaricano la loro rabbia in distanza, uno qua e uno là con in mezzo il sole che arde. Le cascate sono impetuose, oppure talmente alte che non arrivano nemmeno a terra trasformandosi in un arcobaleno. I fiumi sono scuri, spesso minacciosi e la strada che attraversa il parco è solo una, la Troncal. Fuori da questa striscia d’asfalto cessa il dominio dell’uomo, fatta eccezione per i cercatori d’oro, spesso abusivi, che incontri in qualche bettola sperduta con l’aria di chi finalmente si sente al centro del mondo.

Tepuy Roraima, estado Bolivar- il trekking di avvicinamento è di 2/3 giorni
Gran Sabana – Estado Bolivar

In Venezuela niente è ordinario. Merida, incastonata tra vette della cordigliera andina tutte più alte del Monte Bianco, si vanta di avere uno dei climi migliori al mondo: “19C di temperatura media annua” recitavano i cartelli con un certo vezzo. La sera paille, il giorno maglietta, cosa c’è di meglio? Gli assembramenti di pentecostali con un megafono che annuncia l’apocalisse danno colore a questa città, base di partenza per le escursioni in quota con una funivia (la più alta del mondo) a piedi o anche con i muli.

Teleferico di Mukumbarì – Merida, Pico Espejo

Ogni angolo del paese ha la sua fetta di originalità. Los llanos, distese di terra e acquitrini dove tutto, proprio tutto, è determinato dal ciclo delle piogge, una versione molto umida dei cowboy americani per intenderci. Il mare con le isole iconiche di Los Roques o il più grande parco nazionale marino in Sud America, Mochima, 95.000 ettari color cobalto.  Anche la turistica e indaffarata Isla di Margarita riesce a regalare scorci che ti proiettano fuori da questo mondo e chissà quanti infiniti angoli non visitati meritano essere vissuti.

Los Llanos – un’estensione pari a quella dell’Italia
Los Roques

Ma tutto questo stride con la realtà di un paese piegato su sé stesso con un popolo allo stremo e che si trova al centro di un gioco più grande delle sue distese senza confini.

Il Venezuela è “altro” e, per un attimo, abbiamo voluto ricordarlo.

Sulla vetta del Roraima
In Venezuela si trovano le cascate più alte del mondo
Gran Sabana

Non essendo visitabile il paese dal punto di vista turistico non includiamo link di viaggio. Speriamo di farlo e presto e magari di tornare su quel dirupo.

Val di Lima, la Valle dell’Outdoor … ma non solo

Photo by David Bonaventuri Photographer

Una valle con una storia antica che si sviluppa idealmente dal Ponte del Diavolo (o della Maddalena dipende dall’umore) di Borgo a Mozzano fino all’Abetone. Ma anche un territorio antico che sta ritrovando una vocazione nel turismo “verde” e sportivo che sa apprezzare una natura rimasta selvaggia e genuina. Questa è la Val di Lima la valle dell’Outdoor , ma non solo.

Dimenticata dallo sviluppo industriale sfrenato e dall’edilizia senza pudore, la Val di Lima è riuscita infatti a mantenere un ambiente montano e rurale decisamente incontaminato. Solo l’industria delle figurine e degli accessori da mobilio hanno conferito una valenza commerciale poi caduta nell’oblio con la globalizzazione. Per il resto attività che comportano tanto sudore e sacrificio in un territorio che ha impostato per anni la sua economia su ciò che la natura dona come il castagno e il legname. Con un fiume che ha assunto il ruolo di collante tra genti e paesi: il Lima.

Riserva Naturale dell’Orrido di Botri – Photo by David Bonaventuri Photographer

Ma negli ultimi anni è iniziato uno sviluppo fortemente improntato al turismo-avventura e all’eco-turismo , una tendenza in forte crescita a livello internazionale che ha trovato in questa valle il proprio eldorado. Sono ben più di 20 infatti le attività che si possono praticare in valle e in ogni stagione: dallo sci dell’Abetone e Doganaccia alle tantissime attività presenti nella zona centrale della Valle presso Bagni di Lucca. Rafting, Parapendio , Canyoning , E-Bike ma anche Quad, Off Road e ovviamente Canyon Park con le sua attività OUTdoor e Yoga. Presso l’Abetone e la Doganaccia sono presenti anche percorsi di Downhill e molto praticato è il kayak sul fiume Lima, un torrente spettacolare per la sua acqua cristallina e ricca di rapide.

Rafting – Photo by David Bonaventuri Photographer
Botri – Photo by David Bonaventuri Photographer

Moltissime sono le escursioni naturalistiche presso Botri o i vari rifugi sparsi in valle, ma anche percorsi con rilevanza storica dalla Linea Gotica a Borgo a Mozzano ai Castagneti Monumentali della Valle dello Scesta. Tra i monumenti spiccano la Pieve di San Cassiano e le antiche terme , note già ai romani considerate tra le migliori acque termali a livello continentale. Le attività termali e una storica gestione del primo casinò d’Europa, hanno reso famosa Bagni di Lucca tra i nobili e artisti dell’Europa accreditando la Val di Lima come culla della cultura internazionale (nello specifico francese, tedesca e inglese). Frankenstein è stato scritto nei primi dell’800 da M. Shelley proprio qui!

La posizione della Val di Lima la rende raggiungibile entro 90 minuti da tantissime località Toscane , della Liguria e dell’Emilia rendendola una destinazione ottimale per escursioni in giornata. Qualora si volesse soggiornare per periodi più lunghi una vasta scelta di soluzioni sono disponibili e le trattorie locali offrono ricette tradizionali a base di funghi e trote.

Insomma , sembra proprio che la valle abbia finalmente trovato una propria vocazione! Info: www.valdilima.org

val di Lima
Val di Lima in autunno – Photo by David Bonaventuri Photographer

Psicobloc a Canyon Park

Il nome ricorda un farmaco antidepressivo ma trae in inganno. Effettivamente combatte lo stress , ma è il nome che ormai ha preso una specialità di arrampicata che sta prendendo sempre più piede: il Deep Water Solo, la nuova frontiera dell’arrampicata sportiva.

Deep Water Solo
Deep Water Solo al mare

Conosciuto anche come DWS, è una forma di arrampicata libera solitaria senza assicurazione che si pratica sulle scogliere, dove l’unica protezione è data dalla presenza dell’acqua alla base della parete. Come per il free solo l’attrezzatura è ridotta al minimo indispensabile, scarpette da arrampicata e magnesite .

Insieme a Versante Apuano Canyon Park ha il privilegio di organizzare una giornata speciale per il mondo del climbing in collaborazione con le principali palestre di arrampicata della regione e di Sarzana: il primo Psicobloc a Canyon Park – un contest di questa disciplina sportiva- categoria Uomini e Donne nello spettacolare canyon che ospita il parco. Enorme è stato l’interesse suscitato nell’ambiente, con l’ausilio di sponsor importanti del settore come Kong e E9. Le iscrizioni prevedono un numero massimo di 100 partecipanti.

DWS a Canyon Park

La gara prevede fasi di eliminazione su più blocchi appositamente studiati. Siamo certi che gli atleti eviteranno il più possibile eventuali cadute visto che l’acqua è ben 12C (un metro sotto arriva a 8C!) in quanto essenzialmente sorgiva. Infatti il canyon è stato scavato in milioni di anni attraverso una faglia di calcare massiccio che dal punto di vista dell’arrampicata è un vero e proprio paradiso. E’ previsto un kit gara che include anche la tessera dell’AICS che patrocina l’evento. Saranno presenti sommozzatori e messi a disposizione gommoni per il trasporto degli atleti nel canyon.

Le palestre che contribuiscono all’evento raccogliendo le adesioni sono:

THE WALL Santo Stefano Magra
AIR CLIMBING Viareggio
APUANO APPESO Castelnuovo Garfagnana
CLIMBO Pisa
SOTTOSOPRA Pisa
MODIGLIANI Livorno
LEGNOROSSO Pistoia
ROCK TIME CENTER Pistoia
CRAZY CENTER Prato
AREA51 Firenze

I premi in palio saranno forniti da aziende di primaria importanza a livello internazionale del mondo del climbing. Canyon Park schiererà anche un proprio team visto che tra i propri istruttori molti hanno in testa una sola cosa : arrampicare!

Pranayama e Sblindo Raz protagonisti alla Yoga Forest

In occasione dei workshop che avranno luogo in Aprile nella Yoga Forest, l’area dedicata alle sessioni Yoga e discipline olistiche presso la Foresta di Canyon Park, parliamo di Pranayama e Sblindo Raz, l’insegnante ospite per la tre giorni nei nostri boschi!

Innanzitutto, una domanda che tutti ti faranno, Angelo: perché Sblindo Raz?

In realtà non c’è un gran motivo sotto … anni fa quando feci la prima mail cercai un nome diverso da quello personale. Chiesi a un amico: ”ma che nome metto?” E lui: ”e che ne sò metti …il coso, il come si chiama, il sbarabauz, il trincis, insomma una di quelle parole che dici quando non ti ricordi la parola giusta…lo Sblindo!! Ecco suona bene!!”. Raz invece è un po’ l’ abbreviazione del mio vero cognome.

Sblindo Raz presso la Yoga Forest

Quando ti sei avvicinato per la prima volta alle tecniche di Pranayama?

La mia storia come praticante yoga è un po’ atipica … di solito ci si avvicina alla pratica con gli Asana e poi successivamente si studiano le tecniche di pranayama. Per me è stato il contrario… Frequentando un corso presso la Apnea Academy di Pelizzari ho iniziato a studiare le tecniche di pranayama. Gli apneisti sono molto preparati in questo campo e abbinano intelligentemente le conoscenze Yogiche con gli studi sul comportamento dell uomo sott’acqua.

A oggi vado sott’acqua raramente ma continuo a studiare il pranayama nella mia pratica quotidiana. Gli Asana senza  l’ausilio del pranayama…sono solo ginnastica, respirare correttamente durante la pratica “fisica” che sia statica o dinamica è un Pranayama fondamentale!

Che cos’è il Pranayama?

È il quarto ramo dell’ “albero”dell’Ashtanga Yoga di Patañjali. Potremo a grandi linee definirlo come “la tecnologia per lo studio è il controllo volontario del prana “.

Chiamarlo “tecniche di respirazione “ è sbagliato! Ad esempio quelle le fanno anche in camera iperbarica e nei reparti di otorinolaringoiatria … ma non stanno facendo pranayama! Il pranayama mi piace spesso ricordare agli studenti …non a caso è a metà strada nel “albero”dello yoga tra i rami fisici (yama, niyama, asana) e quelli sottili (, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi).

I rami sottili non si possono praticare…ma “accadono” se pratichi quelli precedenti! Come dire se pratichi con impegno Yama, niyama, asana, pranayama…magari iniziano ad accadere anche gli altri…

Come funziona e su quali aspetti incide?

Essendo una “tecnologia “ va prima di tutto studiata! Ma questo non basta. Vyasa diceva: ”solo con lo yoga si capisce lo yoga” Quindi il pranayama va sopratutto praticato con costanza e abbinato agli altri aspetti del percorso yogico.

Si inizia con semplici esercizi per sensibilizzare l’uso del respiro nelle fasi di inspiro ed espiro…per poi arrivare anche a esercizi complessi fatti in apnea (kumbaka) con delle sovrapressioni energetiche indotte da particolari attivazioni muscolari interne.

E’ adatto anche chi non l’ha mai praticato?

Assolutamente si! ”chi può respirare può praticare yoga” così diceva T.K.V.Desikachar! Anzi ti dirò di più il Pranayama è praticabile da subito anche in chi ha gravi problematiche fisiche di mobilità , temporanee o permanenti.

Riprendere contatto e sensibilizzare volontariamente il respiro vuol dire tornare nella nostra intimità, vuol dire trovare un rifugio di pace e tranquillità dove rallentare e rigenerarsi. Vuol dire concentrarsi sul momento presente, sul “qui e ora”, vuol dire praticare ciò che ti chiede appunto lo yoga :”la presenza in questo preciso istante”.

Oggi viviamo a 1000…siamo tutti 2.0 anzi conosco persone che sono ormai 6.0!

Nel mentre che si lava i denti alcune persone riescono a fare la lavatrice e il letto, mandare 3 mail e giocare con il figlio!! Ma in realtà sta facendo “male” ogni singola azione.

Prendiamoci 10 minuti ogni tanto…fermiamoci…respiriamo o osserviamoci mentre lo facciamo. Questo è il primo Pranayama!

Non servono libri, insegnanti, centri ecc, serviamo noi e basta!,

Perché fare Pranayama?

Perché come ho detto prima gli asana senza Pranayama sono solo ginnastica!

Per un praticante yogico e’ fondamentale studiare e approfondire l’uso del respiro durante l esecuzione degli asana come primo passo e poi successivamente iniziare delle specifiche pratiche di Pranayama.Le due cose possono tranquillamente convivere all’interno della stessa pratica…ad esempio sarebbe un ottima routine terminare la propria pratica fisica con una ventina di minuti di Pranayama in posizione seduta.

Purtroppo però’ noto sempre piu’ che nello yoga contemporaneo il Pranayama è spesso inesistente all’interno delle classi, si parla troppo e si pratica troppo solo asana…asana asana e ancora asana…si parla tanto di vinyasa, vinyasa flow stili dinamici morbidi in cui si fonde respiro e movimento, ma in realtà quello che posso constatare è che tanti praticanti non sanno respirare.

Tutti vogliono provare a fare pincha mayurasana ma pochi sanno respirare con ”cintura addominale controllata” durante la pratica.

Lo so sedersi chiudere gli occhi e mettersi a provare e studiare i Pranayama non è divertente e appagante come fluttuare in  un jump back o flettersi come giunchi in kapotasana, ma il cammino dello yogi deve sempre avere un po’ di “Tapas” un po’ di sforzo utile a tenerci nella giusta strada. Se proprio non ci piace il Pranayama usiamolo come il nostro tapas e potremo scoprirne delle belle!!!

Esistono dei contesti “ideali” nei quali i benefici della pratica vengono amplificati?

Assolutamente si. Il prana non è ossigeno anche se può da esso essere veicolato. Ha un concetto più legato alla ionizzazione con carica positiva o negativa. Ad esempio a milano dopo due mesi che non piove fai un po’ fatica a trovare “prana” decente!

Cosa decisamente diversa se fai un salto da noi in Sardegna durante una mareggiata sulla costa ovest. Gli ambienti naturali incontaminati sono molto più carichi di prana rispetto alle aree metropolitane. Stessa cosa vale per il prana che prendiamo dai cibi, quelli di origine biologica ne hanno di più degli altri.

Gli ambienti vivi, assolati, con movimenti di grandi masse d’acqua ,con presenza di tanti alberi e piante sono sicuramente i posti migliori per ricaricarsi di energia vitale…sono i posti migliori dove posso praticare il Pranayama … sono spesso posti dove non c’è wi-fi e il telefono non prende…ma la “connessione” quella vera…quella con la nostra madre natura e’nettamente più forte.

Team Building e Formazione Esperienziale : l’Outdoor Education come nuova frontiera

team building canyon park

Engagement è la parola chiave. Il “coinvolgimento” della più preziosa delle risorse aziendali, ovvero quella umana, è ritenuto da molti studi come una chiave di volta per il raggiungimento degli obiettivi e per una motivazione che mantenga l’ambiente di lavoro positivo e focalizzato.

Il 90% dei manager ritiene (1) che una Engagement Strategy abbia un impatto sulla business strategy ma solo il 12% ammette di avere una politica effettiva di coinvolgimento dei collaboratori. Uno studio (2) rivela che collaboratori coinvolti abbiano l’87% meno chance di lasciare l’azienda rispetto a impiegati non coinvolti. Mentre il 75% dei dipendenti non lascia il proprio lavoro ma il superiore (3) , fenomeno ormai noto a ogni livello.

L’ Education Outdoor come “palestra” esperienziale in gruppo

Team Building a Canyon Park
Escursioni SUP nel Canyon

La combinazione di due elementi: attività esperienziali in gruppo da una parte e della Natura incontaminata dall’altra si sta rivelando come uno dei mezzi più efficaci per la creazione di legami in squadra e il raggiungimento di benefici personali di natura psico-fisica.

E’ comprovato da diversi studi che lo svolgimento di attività nella natura aumentano l’attività cerebrale, generano immediati effetti anti-depressivi e incrementano l’autostima (4) .

Dall’altro lato effettuare attività in gruppo a forte impatto emotivo incrementa lo spirito di squadra, sposta i limiti individuali e soprattutto, fatto non trascurabile, genera benessere e divertimento.

Bagno sonori con Campane Tibetane

Due anime e una protagonista in comune: la Natura

Attività outdoor in altezza e sessioni Mindfulness, teleferiche dentro un canyon e sessioni yoga nel bosco, escursioni dentro i canyon in SUP o bagni sonori su piattaforme galleggianti. Questa è la risposta fuori dallo standard che ex professionisti provenienti dal mondo corporate hanno voluto ricreare per dare vita alle proprie passioni con un taglio assolutamente innovativo.

Il Mondo Interiore come risorsa di Wellbeing

Il Bagno nella Foresta di Canyon Park, che i Giapponesi chiamano “shinrinyoku”  è uno degli elementi centrali, con sessioni MBSR su piattaforma sopraelevata o in aree dedicate presso la Yoga Forest. E’ presente una spiaggia su un tratto di fiume spettacolare dove è possibile svolgere sessioni di SUP Yoga o Bagni Sonori. Il tutto con la melodia di sottofondo della natura.

Lo Yoga al 2020 vale solo negli USA 11 miliardi di USD e sempre più aziende in Italia (5) stanno introducendo queste attività come forma di sviluppo di wellbeing in un’ottica di miglioramento dell’ambiente di lavoro e individuale. Un bel passo in avanti come forma di engagement.

Il Mondo Avventura, un fenomeno senza fine

Le attività outdoor stanno registrando una crescita e una diffusione che non vede rallentamenti . In soli tre anni Canyon Park è divenuta la prima attività all’aria aperta della Toscana su TripAdvisor ed è stata studiata come caso di successo in diversi contesti manageriali e universitari.

Un percorso aereo dentro un canyon da svolgere in gruppo con i nostri istruttori (per i team building in maniera non convenzionale e a squadre) , escursioni su tavole SUP o con off-road per poi entrare in ambienti assolutamente inediti e spettacolari a piedi. Ma sempre con un taglio esperienziale.

Progetti e Attività su Misura

Possono inoltre essere realizzate attività specifiche on demand. Mettiamo infatti a disposizione le nostre strutture e competenze a formatori e aziende di team building in modo da implementare i propri progetti specifici. In passato sono state realizzate Carton Box Race con progetti di costruzione, realizzazione di ponti tibetani, orienteering nel bosco, insomma tutto quello che la fantasia più fervida possa mai immaginare.

Maggiori informazioni e dettagli: Web Team Building a Canyon Park 

https://www.canyonpark.it/team-building-e-formazione/

Brochure PDF 2019 : Download

Ref.: (1) Dale Carnegie Training White Paper (2) Corporate Leadership Council (3) Roger Herman – Social Knows: Employee Engagement Statistics  (4) Exeter Medical School et al., Australian Journal of Environmental Education , https://www.researchgate.net/journal/0814-0626_Australian_Journal_of_Environmental_Education (5) Il Sole 24 Ore 18/10/2018

  

 

Addio al Celibato a Canyon Park. Un’avventura prima della vera avventura. In Toscana ovviamente.

Di solito le pattuglie di buontemponi si presentano -quando va bene- con bambole gonfiabili o con il malcapitato vestito nei modi più improbabili. Allora capiamo che sarà una lunga giornata …

Un momento di relax di uno dei compagni dello sposo nel parco avventura

Lo sposo arriva normalmente scortato come un Boss Mafioso dagli amici -carabinieri, spesso bendato. Magari il disgraziato spera qualcosa di più oseè ma alla fine ricorderà questa giornata per sempre. Perché condividere un’avventura tra compagni resta un’esperienza memorabile che nessun album fotografico potrà cristallizzare.

Tante attività avventura per un addio al celibato memorabile con sito web dedicato

Canyon Zip Line

una teleferica aCanyon Park

Un Parco Avventura unico nel suo genere, un percorso lungo in gruppo con accompagnamento di un istruttore. 1 ora e 30 (2 ore anche) tra teleferiche lunghe anche più di 100 metri, slack lines e ponti tibetani sopra un tratto di fiume spettacolare. Vengono forniti guanti e tutti i dispositivi di sicurezza.

Viene effettuato un briefing e poi si parte! tra risate e prese di giro come solo tra “sani maschi” è possibile fare.

Canyon Adventure

Canyon Adventure

Un’escursione avventura dentro un canyon inaccessibile. Si parte in Land Rover per poi entrare dentro un ambiente spettacolare. Calate in corda, passaggi in via ferrata e teleferiche su corda. 2 ore e 30 con un mix di attività quali trekking, parco avventura, off road e calate.

Canyon Sup

SUP

Fino a 12 tavole SUP per avventurarsi insieme dentro il canyon , tuffarsi dalle rocce o fare il bagno in tratti isolati del fiume. Esistono tuffi in altezza anche da 15 metri.

Nel 2017 Alex De Rose del RedBull Cliff Diving Team ha scelto Canyon Park per una serie di tuffi in altezza!*

Un Addio al Celibato che non dimenticheremo

Un Addio al Celibato che non dimenticheremo – il bello della toscanità

Un giorno un gruppo atteso per la mattina ci chiama che erano in evidente ritardo. Erano infatti stati arrestati. “Gli amici” avevano avuto la buona idea di simulare il rapimento dello sposo (cosa non fanno gli amici per salvare uno di loro).

Nel parapiglia scappa il cane dello sposo e tutti gli amici lo inseguono creando una bagarre dalla quale partono telefonate dei passanti ai carabinieri denunciando un rapimento in corso. Gazzelle, arresti, spiegazioni, risate.

Ma la cosa che ci farebbe assegnare- caso mai esistesse- un Premio Nobel della Toscanità è che questi personaggi ci chiamano dalla stazione dei carabinieri per dire di aspettarli, cosa che abbiamo fatto con un’escursione personalizzata al tramonto solo per loro. Il giorno dopo la notizia rimbalzava su tutti i giornali.

Gli abbiamo assegnato il titolo Clienti dell’Anno!

Addio al Celibato a Canyon Park

Per Prenotare (nessun pagamento è dovuto) clicca qui!

/www.canyonpark.it

NB *questa attività è rivolta a professionisti e atleti per l’elevato grado di rischio. Si sconsiglia vivamente tuffi oltre i 12 metri. Canyon Park scoraggia tali attività.

Addio al Nubilato? Ecco alcune idee avventura e yoga in Toscana

Dipendesse da noi ospiteremmo solo addii al nubilato. Gruppi sempre puntuali, tutto perfettamente organizzato, dalle divise al programma -pensato con la minuziosità di un ragioniere giapponese- e sempre con un mare di sorrisi.

Un addio al nubilato a Canyon Park è sempre una festa insomma. Con la differenza non trascurabile – rispetto ai “colleghi” del celibato- che non abbiamo nemmeno il problema di negare l’accesso a qualche visitatore vistosamente barcollante … Addii al Nubilato tutta la vita quindi!

Molte sono le attività che possono far parte di un Addio al Nubilato fuori dal comune. Vediamone alcune!

Sessioni Yoga e SUP Yoga presso la Yoga Forest – il mondo INmind

Yoga a Canyon PArk
Sessioni Yoga nella Forest

La Yoga Forest di Canyon Park è un angolo di bosco lontano da tutto presso il quale si svolgono sessioni di Yoga su piattaforma sopraelevata o in acqua su tavole Sup e una piattaforma galleggiante. E’ presente anche una spiaggia presso la quale passare il resto della giornata.

L’accesso alla Foresta di Canyon Park è attraverso un sentiero con passerelle di legno, ruscelli e la melodia di sottofondo che solo un bosco può regalare. Nel bosco sono disponibili servizi igienici ecologici in linea con l’approccio a “Impatto Zero” che il parco si propone di promuovere

SUP Yoga Forest
Bagni sonori con Campane Tibetane

E’ possibile realizzare programmi speciali come attività MBSR o bagni sonori con campane tibetane. Basta chiedere!

Le attività per un addio al nubilato a Canyon Park sono descritte su un sito web dedicato !

OUTdoor – tra divertimento e adrenalina

Addio al Nubilato a Canyon Park
Canyon Zip Line

Il famoso percorso aereo di Canyon Park, un parco avventura unico nel suo genere, oppure tutte insieme a prendersi in giro o dentro il Canyon dello Scesta isolate dal resto del mondo. Ma anche l’escursione dentro il canyon con tavole SUP, una prospettiva completamente diversa su un’acqua blu cobalto.

Sup a Canyon Park

Sfidare i propri limiti divertendosi: questo è l’obiettivo!

Una delle caratteristiche di queste attività è infatti la condivisione. lo stare insieme per l’intera durata delle esperienza, che sia in acqua o in velocità su una zip line.

Canyon Adventure
Avventura nel Canyon dello Scesta

Se il gruppo è composto da almeno dieci partecipanti la sposa è nostra ospite. E’ possibile prenotare gratuitamente scegliendo il giorno, le attività e gli orari , si ricevono immediatamente tutte le informazioni e i biglietti elettronici.

Info: Idee Addio al Nubilato

mail info@canyonpark.it yoga@canyonpark.it

Gli Sherpa, l’Himalaya e la partita del secolo

Un volo interno, un giorno intero di “autobus” e altri quattro di trekking in quota solo per arrivare al punto di imbarco. Poi altri 120 km in rafting per scendere il Tamur , uno dei grandi fiumi himalayani.

Ma niente avrebbe fatto pensare che uno dei momenti più epici potesse essere una partita di calcio.

La Spedizione

In una spedizione il gruppo è tutto.

E siamo stati fortunati di aver trovato un gruppo di appassionati di sport outdoor Spagnoli, Catalani e Italiani che in pochi giorni si muoveva come un sol uomo. La spedizione era organizzata da una compagnia rafting valdostana specializzata in Nepal e viaggi avventura. Diverse guide rafting,  kayaker e piloti di parapendio, fratelli e sorelle separati alla nascita e dai passaporti insomma.

Il programma prevedeva la discesa di uno dei fiumi più inesplorati e selvaggi del mondo: il Tamur nell’East Nepal. Un angolo di mondo incastonato tra Tibet, India e Nepal con al centro uno degli ottomila più maestosi, il Kanchenjunga con i suoi 8586 metri il terzo degli undici giganti.

Kanchenjunga sullo sfondo

Il programma di avvicinamento, prima della vera e propria avventura, prevedeva quattro giorni di trekking in cresta toccando nel punto più altro i 3.000 metri e diversi villaggi.

Sullo sfondo costantemente la grande montagna, ma con sfuggenti viste sul Makalu e l’Everest. Il percorso era punteggiato da piccoli villaggi nei quali non mancavano mai tre cose: bambini, yak e un campo di calcio, probabilmente l’unico lusso che si possono permettere in un paese così dignitosamente povero.

Il vero spettacolo iniziava però quando si spegnevano i riflettori, apparendo lentamente cieli stellati con i quali abbiamo ormai perso ogni relazione, intensi e vivi come mai. Lo spettacolo teneva in serbo il fuoco d’artificio finale:

Cielo stellato sull'Himalaya
Photo by Suamkal

un’alba che colpisce come una lenta onda colorata di rosso le pareti innevate delle catene prepotentemente schierate a nord.

Finita la giornata di cammino montavamo il campo e preparavamo la cena. Eccetto il terzo giorno …

La Partita del Secolo

Il terzo giorno dopo aver montato il campo andiamo in perlustrazione della zona, a circa 2.000 metri di altezza, come facevamo di consuetudine. Sempre in cerca di una visuale inedita, un’immagine con la quale chiudere degnamente una giornata già ricca di viste spettacolari.

Troviamo un campo di calcio nel quale un gruppetto di locali, tutti giovanissimi, stava palleggiando senza troppa convinzione. Uno Spagnolo del gruppo si inserisce e inizia a palleggiare con loro. Nemmeno due tocchi e in campo si trovano  i due gruppi schierati come per la finale di Coppa del Mondo. Loro tutti bassini, alcuni scalzi, altri in ciabatte e vestiti chi in pigiama chi in pantaloncini. Molte maglie sdrucite e vecchie ma rigorosamente di squadre blasonate europee. Sorrisi che ti rapivano.

Chi scrive, dopo un’infanzia passata e essere escluso da qualsiasi conta per formare una squadra per manifesta incapacità congenita, propende per fare l’arbitro. “I giorni successivi era bene avere i compagni pronti a salvarti senza remore se necessario” suggerisce l’istinto di sopravvivenza.

Il capitano nepalese si presenta con il modo tipico di chi appartiene a questa etnia “ABC Sherpa “ (Abc perchè non ricordiamo il nome). “Si parte bene” pensiamo: una partita a 2.000 di altitudine con ragazzini di etnia sherpa.

Inizia la partita. Una decina di gazzelle contro una decina di ippopotami, questa era la fotografia delle forme viventi in campo. Decine di deiezioni di yak spase sul campo si nascondevano come mine vietkong pronte a farti saltare in aria. Con le gazzelle che ne custodivano gelosamente la mappa.

Gli ippopotami giocavano però con tecnica e malizia, segnando la prima rete. Urla e abbracci in varie lingue latine. A un certo punto da bordo campo entra una ragazzina a corsa -scalza- e ruba la palla, senza alcun terzo uomo che ne certificasse l’ingresso. Gol. I nepalesi impazziscono, sembrava avessero vinto chissà quale premio.

Partita di Calcio in Himalaya

La partita termina con un equo pareggio gazzelle-ippopotami tra chiacchiere in una lingua improbabile usando molto l’ausilio di qualsiasi arto disponibile. Una gioia condivisa, nonostante il fiatone e fossimo tutti piegati a libro (noi non loro).

Ci rendiamo anche conto che non avevamo spento il GPS durante la partita e questo ne è il faticoso risultato.

Con il posarsi del sole le temperature scendevano vertiginosamente e in pochi minuti tornammo chi nelle tende e chi al proprio villaggio. Ma comunque tutti uniti dalla sensazione di aver vissuto un’esperienza m.e.m.o.r.a.b.i.l.e.

La discesa

Un fiume come quello di casa a Canyon Park, il torrente Lima, ha una portata media di 8-10 metri cubi al secondo. Il Tamur nel periodo secco, quello scelto per la spedizione, esibisce come un pavone i suoi 200/250 metri cubi. Ma il bello è che la cosa la scopri solo al momento di arrivo al punto di imbarco. (Nella stagione delle piogge, quando i monsoni ricoprono per mesi le montagne e le zone di acqua, si arriva a una media di 1.200/1.500).

Rafting sul Tamur
Una delle innumerevoli rapide del Tamur

La tensione era palpabile, anche per gente che in fiume ci va da una vita. Perché per noi semplicemente il fiume è tutta un’altra cosa.

Alla seconda rapida del primo giorno due dei sei componenti dell’equipaggio finiscono in acqua. L’esperienza alla fine ha giocato la sua parte ma abbiamo subito capito che sarebbero stati sei giorni parecchio indaffarati.

Campo per la notte
Campo per il pernottamento sul fiume

Gli ultimi due giorni il fiume regalava delle tregue nelle quali poter contemplare il paesaggio, i pochi abitanti delle zone circostanti con le loro attività sempre volte a procurarsi qualcosa da mangiare e soprattutto le spiagge ancora senza impronte sulle quali montare il campo per passare notti stellate.  La sensazione di essere i primi visitatori ha sempre il suo fascino …

I primi due giorni sono stati particolarmente impegnativi e per fortuna c’è stato solo un “flip” (ribaltamento) di un raft con nessuna conseguenza. Il fiume alternava rapide lunghe e impetuose a tratti nei quali avevi tempo sostanzialmente per pensare a quelle successive, tenendoti perfidamente sempre sulle spine .

Alla fine però tutti i fiumi giungono in pianura, perdendo la propria energia e esuberanza iniziale, unendosi l’uno con l’altro, quieti e lenti in attesa di andare a morire da qualche parte. Difficile non trovare suggestive analogie.

Siamo arrivati quindi nelle sterminata pianura del Terai, al confine con l’India, un mondo lontano anni luce dal campo di calcio degli sherpa, altre storie, altra umanità. Quando eravamo in fiume a un certo punto agognavamo il ritorno alla normalità, alla tranquillità di sapere che non ci sono altre rapide in agguato o alla riconquista di una minima forma di comfort. Ma dal momento che scendi per l’ultima volta dal raft ti assale anche un’immensa onda di malinconia. 

Questa è la droga che spinge un viaggiatore a sognare il prossimo viaggio, a riempire quel senso di vuoto che fa capolino nel nostro quotidiano: rivivere quel preciso istante infinitesimale nel quale gioia e malinconia trovano un equilibrio che non sarai in grado di provare in nessun altro momento.

“Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.”
(Maometto)

Il percorso della spedizione Rafing Tamur 2017

tamur expedition 2017
in ROSSO trekking in BLU rafting

Compagnia Rafting Organizzatrice: Totem Adventure www.totemadventure.com/ 

Trip Leader: David Alemanni

Equipaggio Toscano: Rockonda Rafting e Canyon Park

Per fare Rafting in Val di Lima, vicino a Canyon Park visita www.valdilima.org/it/rafting/ 

Rafting Tamur
Equipaggio Toscano della Spedizione

Yoga Forest, il bosco che è tornato a vivere

Molte favole hanno come palcoscenico un bosco. Ovviamente non sappiamo se sia a lieto fine, ma di una cosa siamo certi. Abbiamo trovato un palcoscenico nel quale vivere una favola.

Come è nata l’idea

Oltre la spiaggia del parco c’era un vecchio sentiero che un tempo conduceva a un’antica abitazione, alcuni metati e a una polveriera della prima guerra mondiale. Scomparsi gli ultimi abitanti della zona la foresta ha deciso di isolarsi dal mondo facendo cadere alberi sulle passerelle di legno, cancellando il sentiero con la scopa del tempo e, soprattutto, la memoria di sé.

Una bella signora, rimasta vedova, che decide di immergersi nell’oblio.

Più volte ci siamo inoltrati in questo bosco in passato, osservando con il naso all’insù quegli immensi platani, gattici e tigli. Molti tronchi ostruivano ostinatamente il passaggio, come se la bella signora non volesse farsi vedere senza trucco.

Ce ne siamo innamorati e abbiamo deciso di riportarla alla sua naturale bellezza.

Non è stato facile, riportare il vecchio sentiero alla luce è stata un’impresa. Sembrava di ripulire un campo di battaglia dopo un epico scontro corpo a corpo. Più volte ci siamo chiesti se l’impresa andava ben oltre le nostre possibilità.

Ma pezzo dopo pezzo, ripristinati i ruscelli, ricostruite le passerelle di legno e ripulito i fusti dai rampicanti si iniziava a intravedere un bellezza che andava oltre ogni nostra aspettativa.

Non puoi che restare in silenzio e ascoltare. I suoni e i rumori diventano parte di te, una sinfonia con un’orchestra ricca di musicisti e un solo spettatore.

Le attività nella Foresta

Il luogo ideale per cercare connessioni, sperimentare viaggi e praticare discipline che ne amplifichino gli effetti. L’abbiamo chiamata la Foresta di Canyon Park.

Tibetan Singing bowls

Presso la spiaggia, in un’ansa del fiume verde smeraldo, si svolgono le sessioni in acqua di Sup Yoga , con l’insegnante al centro di una struttura galleggiante. Le trote ogni tanto manifestano la propria presenza saltando a pochi metri, probabilmente ispirate dalle campane tibetane. 

Contornata da cataste di legna è stata costruita una piattaforma di legno sopraelevata per le sessioni Yoga nel bosco. Una palestra naturale immersa nei colori, nei suoni e nei profumi. Niente elettricità, niente campo per i cellulari, Compost WC come servizi igienici.

Yoga a Canyon PArk

Altre zone sono state adibite ad attività didattiche ed esperienziali sempre legate a discipline di natura olistica, workshop e progetti speciali per i più piccoli.

E’ incredibile come immergersi in un bosco possa creare, istantaneamente e spontaneamente, legami con e tra chi ci visita. Si abbassano tutte le difese, non ce n’è bisogno, e torna in superficie il lato infantile e primordiale che sente di essere tornato a casa.

Abbiamo la sensazione che la vecchia signora sia tornata gioiosamente a vivere, ci pare di vederla indossare gli abiti migliori, come se ogni giorno fosse domenica e soprattutto ne possiamo sentire il profumo tutte le volte che soffia, ammiccante, un sospiro di sollievo.

Yoga Forest